“Continuiamo con le nostre azioni a sostegno della vertenza dei circa 2600 Ex Pip che vivono in un clima di assoluta incertezza lavorativa. Anche per questo, è indetta per domani l’assemblea sit-in davanti la Presidenza della Regione siciliana”. Con queste parole Mimma Calabrò, alla guida della Fisascat Cisl Sicilia, annuncia le motivazioni dell’iniziativa. “Un silenzio assordante – apostrofa la sindacalista – quello che attornia la vertenza degli Ex Pip. Tante parole, pochi fatti! Le lavoratrici e i lavoratori meritano rispetto. Come Fisascat – continua – abbiamo richiesto al Presidente della Regione siciliana di essere ricevuti già nel corso del sit-in ritenendo non più procrastinabile ricevere le dovute informazioni e aggiornamenti sui lavori del tavolo tecnico romano di cui fa parte anche la Regione siciliana. In assenza di risposte, continueremo la nostra incessante azione sindacale, accanto alle lavoratrici e ai lavoratori Ex Pip. E’ impensabile – conclude la Calabrò – che i lavoratori, da oltre vent’anni, continuino ad essere lasciati nel limbo della precarietà”.


“Abbiamo appena appreso positivamente della ulteriore proroga dell’appalto di pulizia dei mezzi Amat di Palermo fino al prossimo 30 settembre. Un’altra boccata di ossigeno per i 40 lavoratori che, da anni, svolgono il servizio” – a commentare la notizia è Mimma Calabrò, alla guida della FISASCAT Cisl Palermo Trapani, che continua – “Nelle scorse settimane sembrava concretizzarsi sempre più l’ipotesi di una internalizzazione del servizio da parte del Comune di Palermo in favore della Reset. Tale determinazione sarebbe ricaduta negativamente sui 40 lavoratori, gettandoli nello sconforto della disoccupazione. La proroga – precisa la sindacalista- pur rappresentando una risposta immediata e necessaria al problema, non è comunque sufficiente. Nei prossimi mesi, la Governance dell’Amat e il Comune di Palermo devono infatti assumere un impegno definitivo a tutela di questi lavoratori. È impensabile che non soltanto si generi disoccupazione affidando il servizio alla Reset ma, per di più, tale affidamento non risolverebbe le problematiche lamentate da anni dai lavoratori della partecipata comunale che ancora attendono, ma giustamente pretendono, che vengano rispettati gli accordi a tutela dei loro diritti a tutt’oggi loro negati. Un eventuale intervento della Reset per gli stessi servizi ingenererebbe solo cannibalismo sociale. Di proroga in proroga, si lede la serenità dei lavoratori e delle loro famiglie che vivono costantemente segnando il passare dei giorni sul calendario. Non abbasseremo dunque la guardia! – conclude la Calabrò – Chiediamo che, nelle more di tale ulteriore proroga, si definisca positivamente questa incresciosa vertenza. Continueremo a rimanere vigili sempre a fianco dei lavoratori”.


“Apprendiamo con una nota appena ricevuta, che la Reset sta predisponendo un’offerta economica per l’affidamento in house del servizio di pulizia degli autobus dell’Amat di Palermo con una probabile durata di 24 mesi – a commentare la notizia è Mimma Calabrò, Segretario generale Fisascat Cisl Palermo Trapani – Secondo quanto appreso dalla comunicazione societaria, i lavoratori selezionati sarebbero impiegati per un numero di 40 ore settimanali per l’intera durata della commessa. E’ evidente che qualora il servizio dovesse essere affidato alla Reset si innescherebbero meccanismi che potrebbero definirsi di cannibalismo, operando distinzioni fra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Soltanto 24, infatti, sarebbero i lavoratori che verrebbero deputati a tale servizio. Di certo non è questa l’esigibilità degli accordi firmati che avrebbero già dovuto portare i 1311 lavoratori Reset ad una condizione di normalità. Questo è soltanto un piatto di lenticchie per poche unità alle quali viene chiesto di svolgere un lavoro pesante a fronte di un aumento di ore e a tempo determinato facendo leva sul bisogno dei lavoratori Reset di avere il tanto auspicato aumento di ore. A nostro avviso, tale scelta intrapresa da Reset ha il solo obiettivo di “fare cassa” – continua la sindacalista – Perché, piuttosto, il Comune di Palermo non attivi una vera mobilità interaziendale in maniera più completa e compiuta? I lavoratori Reset meritano molto di più. E’ ora che venga garantita loro la stessa dignità dei lavoratori delle altre partecipate anche perché è stata ampiamente riconosciuta la qualità dei servizi resi da tutti dipendenti, ancor più dall’inizio della pandemia che stiamo ancora vivendo. Tale operazione di cannibalismo getterebbe nella disperazione causata dalla disoccupazione i 40 lavoratori che già svolgono servizio di pulizia dei mezzi Amat con sole due ore e mezzo al giorno, lavorando anche di notte e in condizioni di difficoltà e disagio. Già alcuni anni fa – ricorda la Calabrò – il Comune di Palermo e l’Amat stavano attuando una operazione simile ma, dinanzi agli atti di disperazione dei lavoratori, il Sindaco fece loro la promessa che non si sarebbe mai più verificata un’operazione di cannibalismo di questo tipo finché lui fosse stato in carica – conclude la Calabrò – Che ben venga una eventuale mobilità di lavoratori Reset in Amat ma solo per incrementare e migliorare i servizi resi da Reset alla collettività ma non a discapito di altri lavoratori. Chiediamo, pertanto, al Sig. Sindaco di intervenire urgentemente per evitare che i 40 lavoratori dell’Amat vengano fagocitati e che la sua promessa non si riveli una “promessa da marinaio”.


COMUNICATO STAMPA

Commercio: Sicilia, sindacati chiedono alla Regione chiusura di tutta giornata la domenica e i festivi e anticipo di chiusura serale negli altri giorni

Palermo, 10 nov- I sindacati siciliani di categoria chiedono al governo della Regione di disporre, con apposita ordinanza, la chiusura degli esercizi commerciali per l’intera giornata di domenica e nei festivi. Inoltre, di anticipare l’orario di chiusura negli altri giorni. A sostegno di questa richiesta Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs regionali hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori del commercio. La richiesta dei sindacati è in controtendenza rispetto al provvedimento del presidente della Regione del 7 novembre di ritiro una precedente ordinanza che disponeva la chiusura domenicale e nei festivi alle ore 14. “Si è trattato di un atto grave- scrivono Monia Cajolo, Mimma Calabrò e Marianna Flauto nella nota inviata al governo regionale e al presidente dell’Anci Sicilia- incomprensibile. Il superamento dell’ordinanza del 24 ottobre avrebbe avuto senso- rilevano- solo con un’ordinanza più restrittiva, per una maggiore tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e di tutta la collettività, per scongiurare un eventuale ingresso in zona rossa e uscire prima possibile da quella arancione . Cajolo, Calabrò e Flauto rilevato che “ le misure richieste dai sindacati sarebbero anche utili ad allentare i carichi di lavoro e lo stress accumulato dai lavoratori della distribuzione organizzata che durante il lockdown hanno garantito un servizio essenziale, esponendosi al rischio di contagio. L’anticipazione dell’orario di chiusura – aggiungono- sarebbe anche una misura di sicurezza contro eventuali aggressioni, considerando che nel pomeriggio le città si svuotano e il commercio è un settore a prevalente presenza femminile”.I sindacati chiedono dunque un incontro per affrontare anche i temi del ristoro economico ai lavoratori e ai settori colpiti dalla crisi e degli investimenti per la ripresa”.


Scendono in piazza domani i 2622 Ex Pip. Il 12 agosto, infatti, la Corte Costituzionale si è pronunciata negativamente sul passaggio dei lavoratori Ex Pip in Resais, bocciando gli articoli della finanziaria regionale del 2018 che stabilivano il percorso di stabilizzazione di questi eterni precari.

“E’ impensabile che ogni qualvolta si è sul punto di raggiungere l’obiettivo di dare dignità a questi lavoratori, che aspettano da oltre un ventennio la tanto agognata stabilizzazione, puntualmente accade qualcosa che va nella direzione opposta – dichiara Mimma Calabrò, Segretario Generale della Fisascat Cisl Sicilia – Non si può permettere che questi lavoratori vengano semplicemente gettati nel dimenticatoio. Si tratta di lavoratori e lavoratrici che svolgono con dedizione ruoli indispensabili per la collettività all’interno di ospedali, scuole, pubbliche amministrazioni, enti locali. Il 10, l’11 e il 14 abbiamo indetto un sit-in unitamente alle altre sigle sindacali. Saremo, insieme ai lavoratori, davanti la Presidenza della Regione per chiedere risposte certe al Presidente Musumeci che ha più volte dichiarato l’esistenza di un piano B in caso di pronunciamento sfavorevole da parte della Corte Costituzionale – conclude la sindacalista – E’ ora che questi lavoratori ricevano risposte certe!”


“Finalmente una buona notizia. Abbiamo appreso che Lidl, azienda tedesca leader nel settore della Gdo, a partire dal prossimo 7 settembre, darà il via alle candidature per la ricerca di nuovo personale per l’apertura del nuovo punto vendita di Carini” – a commentare la notizia è Mimma Calabrò, Segretario Generale Fisascat Cisl Sicilia – “Apprendiamo con favore che, a differenza di tanti colossi del settore che hanno deciso di abbandonare la Sicilia, Lidl continui a investire sulla nostra regione puntando concretamente sui giovani. L’apertura di un nuovo punto vendita a Carini, che si aggiungerebbe ai 7 già presenti sul territorio palermitano, rappresenta un segnale importante per un territorio come quello carinese che, negli ultimi anni, ha assistito ad un graduale processo di desertificazione attraverso la chiusura di tante attività – continua la sindacalista – In un periodo in cui le multinazionali lasciano il territorio cedendo fette importanti di mercato a imprenditori locali, auspichiamo che la scelta di Lidl possa essere seguita da tante altre aziende, dando nuovamente alla città di Carini quel ruolo di polo industriale detenuto fino a pochi anni fa – conclude la Calabrò – Reduci del travagliato periodo dovuto alle centinaia di richieste di cassa integrazione da Covid-19, auspichiamo che l’esempio di Lidl possa fare ben sperare non soltanto i migliaia di giovani siciliani che vogliono continuare a rimanere nella nostra isola ma possa altresì dare nuova occupazione a tutti quei lavoratori che hanno perduto il posto di lavoro”


Già da alcuni giorni, circolano a mezzo stampa, voci su un paventato ricorso alla cassa integrazione per 300 lavoratori della Reset.

“Non capiamo il motivo di tanto clamore, dal momento che trattasi, per l’appunto, di sole ipotesi” – dichiara Mimma Calabrò, segretario generale della Fisascat Cisl Palermo Trapani – Nonostante la pandemia in corso, i lavoratori hanno garantito i servizi igienizzando e sanificando giornalmente gli spazi pubblici, curando il verde cittadino, occupandosi dei vari uffici, dei cimiteri e del canile municipale.

“Abbiamo già provato sulla nostra pelle le conseguenze della cassa integrazione dal settembre 2012 al gennaio 2015” – dichiara Antonello Collosi, coordinatore aziendale Reset per la Fisascat – “E’ certo che l’attivazione di un ulteriore ammortizzatore sociale non risolverebbe in modo strutturale le problematiche della nostra azienda”.

“Proprio all’inizio della scorsa settimana- continua la Calabrò – siamo stati ricevuti dalla Terza Commissione Consiliare per discutere su come l’Amministrazione Comunale intenda procedere nella Fase 2 e su come implementare ancor più l’azione quotidiana svolta dall’Azienda all’interno del Comune di Palermo. Appare, dunque, paradossale il ricorso a una cassa integrazione per una società che, proprio in questo periodo, dovrebbe intensificare ancor più il servizio reso alla collettività. Basti pensare a quanti luoghi hanno già riaperto o si apprestano a riaprire nelle prossime settimane. E’ certo che, qualora le voci dovessero rivelarsi fondate, ribadiremo quanto già proposto in sede di incontro in Commissione Consiliare – conclude la sindacalista – E’ giunto il momento di guardare in faccia la realtà. Il mancato rispetto degli accordi siglati, non soltanto non ha portato al tanto agognato aumento delle ore lavorative ma, piuttosto, in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo, si ripercuote sui lavoratori che rischierebbero l’ennesimma cassa integrazione”.

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