La crisi della grande distribuzione in Sicilia, le vertenze aperte e le possibili soluzioni, le aperture domenicali. Sono tante le vertenze aperte in Sicilia che tengono in apprensione i lavoratori. Da Cambria a 6Gdo, al gruppo Sma. Questi alcuni dei temi affrontati questa mattina al Consiglio generale regionale della Fisascat Cisl, al Mondello Palace Hotel di Palermo.

Presenti il segretario organizzativo nazionale Mirco Ceotto, il segretario generale per la Sicilia Mimma Calabrò, il segretario generale USR Cisl Sicilia Mimmo Milazzo e i rappresentanti di Rsu e Rsa della GDO.

“Sulle chiusure domenicali – ha detto Ceotto – il governo ha lanciato un messaggio che è l’esatto contrario delle regole del mercato Monti. Secondo noi la verità sta nel mezzo, bisogna trovare una soluzione che contempli le esigenze dei lavoratori e dei consumatori”.

 

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“Apprendiamo che Rap starebbe pensando al distacco di personale da Reset per coprire i suoi vuoti di organico. La cosa ci turba ed è per questo che diciamo da subito il nostro secco no all’operazione” afferma Mimma Calabrò Segretario Generale della Fisascat Cisl Palermo Trapani.

“Da tempo tutti i lavoratori Reset, con grandi sacrifici, lavorano ad orario ridotto e senza il dovuto riconoscimento di livelli e istituti contrattuali. Se da un lato non si riesce a far rispettare gli accordi sindacali, dall’altro si pensa ai distacchi che provocherebbero il solo risultato di fare distinzioni fra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B” continuano Mimma Calabrò e Antonello Collosi, coordinatore aziendale Reset della Fisascat.

“Piuttosto che guardare al distacco, che produrrebbe solo guasti, si inizi a ragionare su una mobilità orizzontale fra tutte le partecipate” – continua la Calabrò – “Con il giochetto del distacco gli operai di Reset andrebbero a svolgere analoghe mansioni ma guadagnerebbero meno, dal momento che verrebbe loro applicato un contratto diverso. È così che si affrontano le cose, guardando ai lavoratori e alle aziende come territorio di colonizzazione?”

“Si tratta di un modello contro cui ci batteremo con tutte le nostre forze. I lavoratori sono tutti uguali – conclude il Segretario – “Chiediamo un incontro al sindaco per fare chiarezza senza ulteriori perdite di tempo”.


“Apprendiamo favorevolmente che tutti gli attori politici e istituzionali stiano valutando la gravità di un’impasse che noi denunciamo da subito dopo l’impugnativa da parte del governo – dichiara Mimma Calabrò, Segretario Generale Fisascat Cisl Sicilia.
“Non permetteremo che si chieda ai lavoratori di fare un salto nel buio. Impensabile procedere con una opzione di scelta fino a quando non giungerà un pronunciamento da parte della Consulta” – continua il Segretario – “Necessita un intervento normativo per evitare che questi lavoratori possano essere definitivamente beffati. Il rischio, infatti, è che se la norma fosse dichiarata incostituzionale i Pip si trovino senza nemmeno quella norma che legittima il loro stato attuale. Occorre che tutti le parti, ognuno per la propria competenza, vadano oltre le bandiere e gli ideologismi per portare avanti una strategia sinergica volta a salvaguardare circa 2600 lavoratori e le loro famiglie. Ad oggi – conclude la sindacalista – il 31 dicembre è la data che determinerà il loro futuro”.


La Fisascat Sicilia chiede un incontro all’Assessore Regionale Territorio e Ambiente Toto Cordaro in vista della prossima scadenza delle convenzioni di affidamento delle riserve naturali alle Associazioni Ambientaliste (Legambiente Sicilia, Club Alpino Italiano, W.W.F. Italia, Rangers d’Italia, L.I.P.U., G.R.E., Italia Nostra) prevista per il 31 dicembre 2018.
“Siamo fortemente convinti della necessità di avviare tavoli di confronto per tempo e non immediatamente a ridosso della scadenza delle convenzioni” – dichiara Mimma Calabrò, Segretario Generale Fisascat Cisl Sicilia.
“Il personale delle Associazioni Ambientaliste – continua la Calabrò – svolge da anni un servizio di alta professionalità attraverso la conduzione di importanti attività quali conservazione, tutela, recupero ambientale, divulgazione e promozione di una fruizione compatibile all’interno di aree di importante pregio naturalistico del territorio siciliano, assumendo anche, molto spesso, l’importante ruolo di presidi legalità”.
“Abbiamo richiesto un incontro all’Assessore Cordaro per discutere della prossima scadenza delle convenzioni di affidamento ma per affrontare, altresì, gli aspetti connessi alla dotazione di bilancio del capitolo destinato alla gestione del personale delle riserve naturali affidate. Il nostro obiettivo – conclude la sindacalista – è individuare percorsi comuni e condivisi volti a salvaguardare i lavoratori che svolgono un lavoro sociale altamente qualificato all’interno di aree che salvaguardano e promuovono le bellezze naturalistiche della nostra terra contribuendo anche alla promozione dell’immagine della Sicilia, ampliandone l’offerta turistica sia in Italia che all’estero”


 

“Tra i lavoratori del bacino si è ingenerata una confusione e una preoccupazione tale da rendere necessario un chiarimento sul reale stato dell’arte – dichiara Mimma Calabrò Segretario Generale Fisascat Cisl Sicilia – Per tale ragione abbiamo richiesto all’Assessore Regionale all’Economia di farsi parte attiva per la realizzazione di un apposito incontro a cui prendano parte anche l’Assessore al Lavoro, il Regioniere generale e il Dirigente del dipartimento Famiglia, Politiche sociali e Lavoro per entrare nel merito della vicenda. Il nodo da sciogliere riguarda il nuovo scenario normativo venutosi a configuare a seguito della impugnativa del Governo Centrale alla Legge Regionale n.8 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Regionale Siciliana del 11 maggio 2018 e al successivo ricorso avverso della Regione Siciliana con atto di giunta tramite la deliberazione n.293 dello scorso 3 agosto. E Mentre si succedono ricorsi su ricorsi, gli ex Pip temono di vedere allontanarsi sempre più la possibilità che si concretizzi la tanto agognata stabilizzazione che attendono da oltre 18 anni. Urge, pertanto, trovare soluzioni che superino eventuali impasse creatasi, ancor più se si considera l’impatto sociale che ne consegue coinvolgendo circa 2800 lavoratori e le loro famiglie per lo più monoreddito”.

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