COMUNICATO STAMPA

COMIFAR, SIGLATO IL NUOVO CONTRATTO INTEGRATIVO APPLICATO AI 1600 DIPENDENTI DEL GRUPPO LEADER DELLA DISTRIBUZIONE FARMACEUTICA IN ITALIA.
CAMPEOTTO (FISASCAT CISL): «LA PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI E L’AMPLIAMENTO DEL WELFARE ACCOMPAGNANO LA CRESCITA AZIENDALE»

Roma, 30 gennaio 2019 – Raggiunta l’intesa sul nuovo contratto integrativo aziendale applicato ai circa 1600 dipendenti del gruppo leader della distribuzione farmaceutica in Italia Comifar Distribuzione S.p.A.. L’ipotesi di accordo, siglata a Milano tra i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e la direzione aziendale, sarà ora sottoposta all’approvazione delle assemblee dei lavoratori.
L’intesa, in vigore dal 1 febbraio 2019 al 31 gennaio 2022, interviene sul sistema di relazioni sindacali, confermato ai due livelli nazionale e territoriale, sull’organizzazione del lavoro, sul welfare aziendale e sul sistema premiante nel triennio 2019/2021 – fino ad un lordo massimo di 1.400 euro e convertibile del tutto o in parte in beni e servizi welfare – con la definizione di un accordo ad hoc su una componente premiale aggiuntiva e separata dal premio di produzione fino a 640 euro all’anno che incentivi il miglioramento delle prestazioni dei lavoratori a livello individuale.
Confermato e ampliato l’impianto del welfare aziendale riferito a permessi retribuiti anche per gravi patologie e infermità, contributo per studio, cessione permessi ai colleghi in difficoltà, part time post maternità, congedo per vittime di violenza, conservazione del posto per ludopatia, microcredito di solidarietà e smart working.
Sull’organizzazione del lavoro le parti convengono sulla necessità di adottare una procedura finalizzata alla gestione delle variazioni organizzative a livello di singola unità distributiva; il confronto avviato con le rappresentanze sindacali stabilirà le modalità attuative dei turni e dell’orario di lavoro nonché la programmazione del calendario annuale. La normativa sull’organizzazione del lavoro disciplina la programmazione del lavoro domenicale, anche considerato che il servizio erogato da Comifar è riconosciuto come un servizio pubblico essenziale; la programmazione avverrà secondo il principio dell’equa rotazione e ripartizione tra i lavoratori interessati tenendo anche conto della volontarietà espressa dai singoli lavoratori per un numero di 12 domeniche lavorative su base annuale. Le parti hanno inoltre condiviso una normativa sulla turnazione serale e notturna su base volontaria, la cui disponibilità espressa dal lavoratore è retribuita con una indennità fino a 200 euro lordi; per il lavoro ordinario notturno, sempre su base volontaria, le parti hanno definito l’indennità giornaliera e la riduzione dell’orario giornaliero pari a 30 minuti.
Il tempo di lavoro prestato eccedente l’orario contrattuale di lavoro verrà accantonato a scelta del lavoratore in un “Conto Recupero Individuale”, fermo restando il riconoscimento delle maggiorazioni economiche per il lavoro domenicale, del 30%, del 40% per il lavoro festivo e del 20% per le ore ordinarie prestate nella fascia notturna dalle ore 22.00 alle ore 6.00.
Soddisfazione in casa Fisascat Cisl. Il funzionario sindacale della categoria Dario Campeotto sottolinea che «i lavoratori beneficeranno di una articolata serie di istituti e tutele, tra cui un innovativo sistema partecipativo e un sistema premiante che si compone di tre elementi retributivi, unendo la dimensione collettiva a quella individuale, con la possibilità di optare per la conversione del premio di risultato in beni e servizi welfare». «Il nuovo integrativo – conclude il sindacalista – oltre a rafforzare le relazioni sindacali e la partecipazione dei lavoratori alla definizione e alla misurazione degli obiettivi del sistema di produttività, segna dei miglioramenti netti rispetto alle misure di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, ampliando anche l’impianto di welfare aziendale del precedente contratto».


COMUNICATO STAMPA: DISTRIBUZIONE MODERNA ORGANIZZATA, SIGLATO IL PRIMO CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO

DISTRIBUZIONE MODERNA ORGANIZZATA, SIGLATO IL PRIMO CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO PER I 300MILA ADDETTI. RIALLINEATO IL TRATTAMENTO ECONOMICO E NORMATIVO ALLE PREVISIONI DEL SETTORE COMMERCIALE, SI’ AD UN SISTEMA BILATERALE AD HOC A MISURA DI IMPRESA E AL PROTOCOLLO PER LA GESTIONE DELLE GRAVI CRISI AZIENDALI. GUARINI (FISASCAT CISL): «DA OGGI LE LAVORATRICI ED I LAVORATORI DELLA DMO SONO MENO SOLI, FORTI DI UN CONTRATTO NAZIONALE DI RIFERIMENTO»

Roma, 19 dicembre 2018 – Superata la diaspora contrattuale nel settore distributivo. Dopo 5 anni di carenza i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno siglato con l’associazione imprenditoriale di settore Federdistribuzione il primo contratto collettivo nazionale di lavoro applicato ai i circa 300mila lavoratrici e lavoratori della distribuzione moderna organizzata, dipendenti delle imprese del commercio moderno – alimentari e non alimentari – che operano sul mercato attraverso le formule della grande distribuzione, della distribuzione organizzata/associata, catene di negozi, franchising, ingrosso, cash & carry e shopping on line e che sviluppano la propria attività nei centri commerciali ed attraverso format e canali di ogni dimensione e tipo – ipermercati, superstore, negozi di vicinato, grandi magazzini e superfici specializzate e non – in tutte le categorie merceologiche in gestione diretta, franchising, e-commerce o altre formule distributive.
Il trattamento economico previsto dal nuovo contratto della distribuzione moderna organizzata, in vigore dal 1° gennaio 2019 fino a tutto il 31 dicembre 2019, contempla nuovi minimi contrattuali dal 2019 – che recepiscono gli incrementi salariali erogati da Federdistribuzione pari a 61€ al IV livello – oltre ad un aumento salariale pari a 24€ al IV livello, da riparametrare per gli altri, con decorrenza dal mese di dicembre del 2018 corrisposti nel mese di gennaio del prossimo anno. Ai lavoratori saranno anche corrisposte due erogazioni straordinarie una tantum pari a 500 euro nel mese di febbraio 2019 e a 389 nel mese di marzo 2020, a copertura del periodo di carenza contrattuale dal 2015/2018.
Per dare pieno riconoscimento alla specificità della distribuzione moderna organizzata le parti hanno condiviso soluzioni negoziali maggiormente aderenti alle necessità del settore in tema di classificazione del personale e mansioni, flessibilità oraria, gestione di gravi crisi aziendali e rispetto alla definizione di un sistema di bilateralità ad hoc anche con riferimento all’assistenza sanitaria integrativa di natura obbligatoria nonché alla formazione professionale rivolta ai quadri aziendali.
Continueranno a trovare applicazione i capisaldi che hanno da sempre regolato i rapporti di lavoro nel commercio al dettaglio; il testo del contratto richiama come parte integrante gli istituti, gli articoli e le clausole del contratto collettivo nazionale di lavoro del terziario, distribuzione e servizi del 18 luglio 2008, così come integrati e modificati dal contratto in vigore al 31 dicembre 2013, riferiti al sistema di relazioni sindacali, contrattazione, diritti sindacali, tutela della salute e della dignità della persona, composizione delle controversie e disciplina del rapporto di lavoro.
Soddisfazione in casa Fisascat Cisl. «Il contratto collettivo nazionale di lavoro della grande distribuzione organizzata ha un significato che travalica il senso di un rinnovo contrattuale» ha dichiarato il segretario nazionale della categoria Mirco Ceotto. «La condivisione tra le parti – ha aggiunto – ha riguardato aspetti connessi anche alla flessibilità oraria ed alla gestione delle crisi aziendali restituendo centralità al confronto sindacale». «Da questo tratto – ha concluso – emerge chiara la vocazione di un contratto che, pur dando una risposta dignitosa in termini salariali, si pone come strumento di governo delle politiche settoriali».
Per il segretario generale della categoria cislina Davide Guarini «con l’accordo per il primo contratto della distribuzione moderna organizzata raggiunto con Federdistribuzione i sindacati hanno scritto la parola fine alla diaspora contrattuale che vedeva sospesi in un limbo circa 300mila di addetti». «Con il voto unanime dell’Esecutivo Fisascat Cisl giunge al termine il percorso durato cinque anni e che ha avuto quale esito la sottoscrizione del primo contratto nazionale della distribuzione moderna organizzata» ha aggiunto il sindacalista sottolineando che «la Fisascat Cisl nel corso dell’ultima trattativa ha sempre focalizzato l’attenzione per evitare che vi fossero macroscopiche disomogeneità in termini normativi ed economici fra i vari contratti nazionali applicati in ambito distributivo». «Con questo accordo – ha evidenziato Guarini – si completa la complicata stagione dei rinnovi contrattuali nel settore del terziario, distribuzione e servizi, si riallinea il trattamento economico alle previsioni del settore commerciale e si dà ai tanti addetti provati da crisi aziendali e da prestazioni di lavoro rese anche in giornate sensibili come le domeniche un punto di riferimento certo e inviolabile anche rispetto ad un sistema di bilateralità a misura di misura di imprese e di lavoratori e alla gestione delle gravi crisi aziendali. Da oggi le lavoratrici ed i lavoratori della grande distribuzione sono meno soli forti anche di un contratto nazionale di riferimento». «Ora – ha concluso il sindacalista – sarà necessario riprendere il confronto con le associazioni imprenditoriali della distribuzione cooperativa affinchè si proceda alla sottoscrizione del rinnovo del contratto nazionale che le lavoratrici ed i lavoratori del settore aspettano da troppo tempo».

I PUNTI SALIENTI DEL PRIMO CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO DELLA DISTRIBUZIONE MODERNA ORGANIZZATA

Sfera di applicazione

Il primo contratto nazionale di lavoro della Distribuzione Moderna Organizzata sarà applicato ai dipendenti delle imprese del commercio moderno alimentari e non alimentari che operano sul mercato attraverso le formule della grande distribuzione, della distribuzione organizzata/associata, catene di negozi, franchising, ingrosso, cash & carry e shopping on line che sviluppano la propria attività nei centri commerciali ed attraverso negozi di ogni dimensione – ipermercati, superstore, negozi di vicinato, grandi magazzini e superfici specializzate e non – in tutte le categorie merceologiche in gestione diretta, franchising, e-commerce o altre formule distributive.

Classificazione del Personale

A cominciare dall’aggiornamento dei sistemi di classificazione del personale entro il 1° giugno 2019 sarà istituita una apposita commissione tecnica con l’obiettivo di aggiornare i sistemi di classificazione del personale con l’inserimento di figure professionali coerente con gli ambiti di applicazione, anche riferiti alle figure del mercato e-commerce.

Mansioni del Lavoratore

Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente scolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione.
Nel caso di assegnazione a mansioni superiori, il lavoratore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta e l’assegnazione diviene definitiva, ove la non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro in servizio, dopo un periodo continuativo di:
· 3 mesi nel caso di svolgimento di mansioni di 6° e 5° livello
· 4 mesi nel caso di svolgimento di mansioni di 4° e 3° livello
· 5 mesi nel caso di svolgimento di mansioni di 2° livello
· 6 mesi nel caso di svolgimento di mansioni di 1° livello

Trattamento economico

Il trattamento economico previsto dal nuovo contratto della distribuzione moderna organizzata contempla nuovi minimi contrattuali dal 2019 – che recepiscono gli anticipi erogati da Federdistribuzione pari a 61€ al IV livello – oltre ad un aumento salariale pari a 24€ al IV livello, da riparametrare per gli altri, con decorrenza dal mese di dicembre del 2018 corrisposti nel mese di gennaio del prossimo anno.
Dal mese di gennaio 2019 i minimi contrattuali del settore DMO saranno pertanto i seguenti:
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Nella definizione dei minimi contrattuali si è tenuto conto anche degli anticipi sui futuri aumenti contrattuali (cosiddetti AFAC), parametrati al IV livello, erogati in costanza di applicazione della Disciplina 2013 alle seguenti scadenze:
· € 15 – maggio 2016
· € 30 – luglio 2017
· € 16 – gennaio 2018
Fermo restando l’obbligo della regolare erogazione dei suddetti importi alle rispettive scadenze ad opera delle aziende associate a Federdistribuzione, i suddetti AFAC cesseranno di essere riconosciuti dal mese di gennaio 2019 con l’entrata in vigore dei nuovi minimi contrattuali.
Ai lavoratori saranno anche corrisposti due erogazioni straordinarie una tantum pari a 500 euro nel mese di febbraio 2019 – a copertura del periodo 2015/2018 – e a 389 nel mese di marzo 2020.
L’intesa prevede l’erogazione di un trattamento economico di garanzia erogato nel mese di novembre 2019 ai lavoratori dipendenti da imprese fino a 10 dipendenti e a partire da 11 dipendenti rispettivamente pari a 95€ e 105€ al IV livello.
L’intesa stabilisce un protocollo aggiuntivo per gli operatori di vendita di I e II categoria; il trattamento economico prevede un aumento salariale omnicomprensivo pari rispettivamente a 80,24€ e 67,36€ oltre ad un elemento economico di garanzia pari rispettivamente a 76€ e 63€ per gli operatori di vendita di aziende fino a 10 dipendenti e pari rispettivamente a 85€ e 71€ per gli operatori di vendita di aziende a partire da 11 dipendenti.

Trattamento normativo

Continueranno a trovare applicazione i capisaldi che hanno da sempre regolato i rapporti di lavoro nel commercio al dettaglio; il testo contrattuale richiama come parte integrante gli istituti, gli articoli e le clausole del contratto collettivo nazionale di lavoro del terziario, distribuzione e servizi del 18 luglio 2008, così come integrati e modificati dal contratto in vigore al 31 dicembre 2013, riferiti al sistema di relazioni sindacali, contrattazione, diritti sindacali, tutela della salute e della dignità della persona, composizione delle controversie e disciplina del rapporto di lavoro. L’intesa ritrascrive i capitoli riferiti a orario di lavoro – con forme di articolazione dell’orario settimanale rispettivamente di 40 ore, 39 ore e 38 ore – mansioni del lavoratore, trasferimenti, congedi e permessi per handicap, trattamento economico di malattia, mensilità supplementari, elemento economico di garanzia.

Protocollo per la gestione di gravi crisi aziendali

In specifiche situazioni di crisi aziendali, è volontà delle Parti individuare percorsi di responsabilità sociale che, rafforzando e qualificando il sistema di relazioni sindacali, agevolino e rendano effettivo il confronto al secondo livello di contrattazione, coerentemente con il complessivo sistema di deleghe contrattualmente definite, ai fini della identificazione di strumenti di gestione della crisi.
A fronte di gravi e prolungate crisi aziendali che abbiano causato un risultato di EBIT (Earnings Before Interests and Taxes) negativo per almeno due bilanci di esercizio consecutivi, l’Azienda potrà convocare le Organizzazioni Sindacali territoriali o nazionali firmatarie del presente CCNL e provvederà a darne informativa alle RSA/RSU interessate, ove presenti, al fine di raggiungere intese con effetti derogatori e/o sospensivi con riferimento agli istituti del Contratto Collettivo Nazionale che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro ed i relativi costi.
Il confronto avrà durata di 30 giorni e si concluderà con un verbale di accordo o di mancato accordo.

Flessibilità oraria

Fatto salvo il confronto demandato al secondo livello di contrattazione per fare fronte alle variazioni di intensità lavorativa in particolari periodi dell’anno l’azienda potrà superare l’orario settimanale fino al limite di 44 ore settimanali per un massimo di 16 settimane. A fronte della prestazione di ore aggiuntive l’azienda riconoscerà ai lavoratori interessati, nel corso dell’anno e in periodi di minore intensità lavorativa, una pari entità di ore di riduzione. Al termine del programma di flessibilità le ore di lavoro prestate e non recuperate saranno liquidate con la maggiorazione del 30% prevista per le ore di straordinario.
A livello aziendale o territoriale potranno essere realizzate intese per il superamento dell’orario contrattuale da 45 ore fino a 48 ore settimanali per un massimo di 16 settimane, fino a 44 ore settimanali per un massimo di 24 settimane, fino a 48 ore settimanali per un massimo di 24 settimane. L’azienda riconoscerà in ogni caso ai lavoratori interessati nel corso dell’anno una pari entità di riduzione dell’orario di lavoro; il 50% delle ore da recuperare sarà articolato nel programma di flessibilità, il restante 50% delle ore verrà contabilizzato nella banca delle ore ed utilizzo dal lavoratore con riposi compensativi.

Lavoro Domenicale

Nell’ambito della contrattazione di secondo livello, territoriale ed aziendale, al fine di migliorare il livello di competitività, produttività ed efficienza organizzativa delle aziende del settore le aziende potranno essere concordate modalità di attuazione del riposo settimanale che, tenuto conto della disponibilità espressa dai lavoratori, individui modalità idonee a garantire una equa distribuzione dei carichi di lavoro e delle presenze.
In tale ambito, territoriale ed aziendale, le parti dovranno disporre del calendario delle aperture previsto dalle disposizioni normative in materia per l’anno di riferimento fermo restando l’applicazione delle maggiorazioni e dei trattamenti economici previsti dalla contrattazione integrativa territoriale o aziendale sul lavoro domenicale.
Le aziende hanno facoltà di organizzare lo svolgimento della prestazione domenicale nella misura complessiva della somma delle domeniche di apertura previste dalla normativa del 1998 (da 13 a 14) e del 30% delle ulteriori aperture domenicali previste a livello territoriale, per un totale che può variare da 24 a 25 domeniche all’anno di apertura.
Non saranno tenuti ad assicurare le prestazioni di cui al presente comma i lavoratori rientranti nei casi sotto elencati le madri, o i padri affidatari, di bambini di età fino a 3 anni; i lavoratori che assistono portatori di handicap conviventi o persone non autosufficienti titolari di assegno di accompagnamento conviventi; i portatori di handicap di cui all’art. 3, comma 3 della Legge n. 104/1992. Ai lavoratori che non beneficiano di trattamenti economici o di maggiorazioni di miglior favore previsti dalla contrattazione integrativa o comunque acquisiti, verrà riconosciuta la sola maggiorazione del 30% sulla quota oraria della normale retribuzione per ciascuna ora di lavoro prestata di domenica. Fermi restando le maggiorazioni e i trattamenti economici di miglior favore già concordati nell’ambito della contrattazione integrativa territoriale o aziendale, ai lavoratori – anche con orario di lavoro a tempo parziale – che abbiano il riposo settimanale fissato in un giorno diverso dalla domenica, sarà riconosciuta la sola maggiorazione omnicomprensiva e non cumulabile del 30% a partire dal 1° gennaio 2010, per ciascuna ora di lavoro effettivamente prestata di domenica.

Bilateralità

Le parti si impegnano ad istituire un sistema di bilateralità ad hoc entro novanta giorni dalla sottoscrizione dell’intesa ed entro il 31 dicembre 2019 a costituire un Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa operativo dal 2020, di natura obbligatoria con le coperture sanitarie attualmente garantire dalla cassa di assistenza sanitaria Sanimpresa – rivolto a impiegati/operai e quadri con differenti formule di finanziamento a carico dell’azienda e del lavoratore.
Le parti ritengono inoltre che gli esistenti enti di previdenza complementare e di formazione continua rappresentino un idoneo riferimento per le aziende della Distribuzione Moderna Organizzata: i sindacati si impegnano a favorire la partecipazione di Federdistribuzione ai fondi Fon.Te. e Forte nonché la partecipazione della medesima agli organi statutari. Una apposita commissione paritetica si occuperà di approfondire gli specifici fabbisogni del settore.
Le parti riconoscono l’importanza della formazione continua dei quadri aziendali e valuteranno le modalità attraverso cui potrà essere realizzata sulla base del principio di adesione volontaria.

Mercato del Lavoro

Sul mercato del lavoro le parti stabiliscono che le assunzioni annue dei lavoratori a tempo determinato e con contratti di somministrazione non potranno superare il 28% dell’organico a tempo indeterminato in forza nell’esercizio precedente.
Al fine di favorire l’inserimento o la ricollocazione di soggetti svantaggiati potranno inoltre essere stipulati contratti a tempo determinato di sostegno all’occupazione per una durata di 12 mesi con soggetti che non hanno un impego retribuito da almeno sei mesi o che negli ultimi sei mesi hanno svolto attività lavorativa in orma autonoma o parasubordinata.
L’intesa disciplina il rapporto a tempo parziale della durata non inferiore a 532 ore annue, 64 su base mensile, e contempla la possibilità di realizzare contratti di lavoro a tempo parziale per la giornata di sabato e domenica rivolti a studenti o lavoratori occupati a tempo parziale presso altro datore di lavoro nonché ai giovani fino ai 25 anni di età compiuti.
Le Parti confermano inoltre che il numero massimo di apprendisti che il datore di lavoro può assumere, purché occupi almeno 10 lavoratori, non può superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro. Tale rapporto non può superare il 100 per cento per i datori di lavoro che occupano un numero di lavoratori inferiore a 10 unità. É in ogni caso esclusa la possibilità di utilizzare apprendisti con contratto di somministrazione a tempo determinato. Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiore a 3, può assumere apprendisti in numero non superiore a 3.

Strumenti Paritetici Nazionali

Le parti si impegnano a costituire entro il 31 marzo 2019 la Commissione Nazionale per l’evoluzione a livello Europeo in materia sociale, la Commissione Paritetica permanente per le Pari Opportunità e la Commissione Paritetica Nazionale.

Stesura Testo Contrattuale

Le parti convengono sull’opportunità di costituire entro il 1° febbraio 2019 una Commissione Paritetica composta da tre membri nominati da Federdistribuzione e tre membri nominati dalle organizzazioni sindacali, allo scopo di addivenire alla redazione complessiva del testo contrattuale entro la data del 30 giugno 2019.


COMUNICATO STAMPA

SMA SIMPLY, PROSEGUE LA MOBILITAZIONE VS LA RIORGANIZZAZIONE AZIENDALE. OGGI E’ SCIOPERO A MILANO, DOMANI I LAVORATORI INCROCERANNO LE BRACCIA A BRESCIA, IL 1° DICEMBRE IN VENETO.
CEOTTO (FISASCAT CISL): «ATTENDIAMO LA CONVOCAZIONE AL MISE. OLTRE 300 I LAVORATORI COINVOLTI DALLA RISTRUTTURAZIONE, SI INDIVIDUI UNA SOLUZIONE CONDIVISA»

Roma, 30 ottobre 2018 – Non si arresta la mobilitazione dei lavoratori di Sma Simply, la catena francese di supermercati del Gruppo Auchan presente in Italia con oltre 200 punti vendita e circa 8.700 addetti. Oggi a scioperare vs la riorganizzazione aziendale sono i dipendenti dei negozi di Milano mentre domani incroceranno le braccia i lavoratori dei punti vendita di Brescia e il 1° dicembre la mobilitazione farà tappa in Veneto. Le iniziative territoriali seguono la protesta cominciata a Teramo e a Roma dopo l’annunciata chiusura dell’Iper Simply di Piano d’Accio e la cessione dei due punti vendita di Anagnina e Mezzavia. La vertenza è ulteriormente aggravata dalla disdetta unilaterale della contrattazione integrativa decisa dalla direzione aziendale a partire dal 1° gennaio 2019.
A livello nazionale intanto i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs rimangono in attesa della convocazione del ministero dello Sviluppo Economico dopo la richiesta di attivazione del tavolo di crisi trasmessa al dicastero nelle scorse settimane.
Il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto stigmatizza «il mancato rispetto delle previsioni dell’accordo nazionale che impegnava l’azienda ad attivare preventivamente anche a livello territoriale la trattativa con i sindacati».«L’annunciata riorganizzazione del retail, il piano di chiusure e cessioni in tutto il territorio nazionale, che complessivamente coinvolgono oltre 300 addetti – ha concluso il sindacalista – merita l’avvio di un serio confronto di merito al Mise finalizzato ad individuare una soluzione condivisa tra le parti sulla salvaguardia complessiva dell’occupazione e sul mantenimento del perimetro aziendale».


COMUNICATO STAMPA

COMMERCIO E APERTURE FESTIVE. IL 1° NOVEMBRE MOBILITAZIONI IN TUTTA ITALIA, I SINDACATI INVITANO ALL’ASTENSIONE DAL LAVORO.
GUARINI (FISASCAT CISL): «IL GOVERNO TENGA CONTO DELLA NOSTRA PROPOSTA SULLE APERTURE COMMERCIALI»

Roma, 30 ottobre 2018 – Nel giorno di festa non c’è l’obbligo alla prestazione lavorativa. Lo ricordano i sindacati del commercio, turismo e servizi Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs alla vigilia della festività religiosa di Ognissanti del 1° novembre.
Diverse le iniziative di mobilitazione indette a livello locale. Nel Lazio e in Puglia i sindacati hanno proclamato una giornata di sciopero “per restituire diritti e dignità sottratti in nome di una liberalizzazione che ha determinato abusi e tanto precariato” si legge nel volantino diramato nei negozi, nei supermercati, negli iper e nei centri commerciali. In Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Calabria, Sardegna e Sicilia le tre federazioni invitano i lavoratori ad astenersi dal lavoro considerato che “la prestazione nelle giornate di festa è solo su base volontaria e ogni lavoratore può esercitare il diritto al riposo e santificare la festa senza conseguenze”.
La mobilitazione è in linea con le proposte presentate nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati dai sindacati e dalle rispettive confederazioni Cgil Cisl Uil, ricevuti in audizione dalla X Commissione Attività Produttive nell’ambito dell’esame delle proposte di Legge sulla revisione della normativa sulle liberalizzazioni.
La ricetta suggerita dai sindacati contempla il divieto di apertura domenicale e festiva in linea di principio generale con deroghe fino ad un massimo di 12 domeniche all’anno – stabilite dalle Regioni con apposito decreto dirigenziale da emanare di intesa con gli Enti Locali e sentito il parere delle associazioni imprenditoriali del commercio, dei consumatori e delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale – oltre alla chiusura nelle 12 festività nazionali, civili e religiose del 1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre.
Per il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini «si tratta di una proposta equilibrata, pienamente condivisa dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, che rimette al centro la concertazione tra parti sociali e la contrattazione tra aziende e sindacati restituendo la competenza della materia alle Regioni ed agli Enti Locali nel rispetto della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori».
«Il nostro auspicio – ha concluso il sindacalista – è che il Governo, nella ridefinizione del provvedimento normativo sugli orari di apertura dei negozi, tenga conto della mediazione da noi proposta che risponde ad una chiara e precisa esigenza dei lavoratori del settore, prevalentemente donne, che tenda dunque ad una maggiore conciliazione vita-lavoro e ad una flessibilità contrattata in cui la prestazione domenicale e festiva sia volontaria e retribuita ad hoc».


COMUNICATO STAMPA

COMMERCIO E LIBERALIZZAZIONI, I SINDACATI DI CATEGORIA CGIL CISL UIL IN AUDIZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI PRESENTANO LA PROPOSTA DI REVISIONE DEL DECRETO SALVA ITALIA.
DIVIETO DI APERTURA IN LINEA GENERALE CON POSSIBILE DEROGHE PER 12 DOMENICHE ALL’ANNO E CHIUSURA PER 12 FESTIVITA’ NAZIONALI, CIVILI E RELIGIOSE.
GUARINI (FISASCAT CISL): «NECESSARIO RISTABILIRE IL RUOLO DELLA CONCERTAZIONE E DELLA CONTRATTAZIONE TRA PARTI SOCIALI»

Roma, 24 ottobre 2018 – Divieto di apertura domenicale e festiva in linea di principio generale con possibile deroghe per un massimo di 12 domeniche all’anno – stabilite dalle Regioni con apposito decreto dirigenziale da emanare di intesa con gli Enti Locali e sentito il parere delle associazioni imprenditoriali del commercio, dei consumatori e delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale – e 12 festività nazionali, civili e religiose nelle quali non deve essere prevista la possibilità di deroga (1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre). E’ questa la proposta avanzata dalle federazioni nazionali di categoria Filcams, Fisascat e Uiltucsr, insieme alle rispettive confederazioni Cgil Cisl Uil, ricevute oggi in audizione dalla X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati sul tema degli orari di apertura degli esercizi commerciali nell’ambito dell’esame delle proposte di Legge sulla revisione della normativa sulle liberalizzazioni e sulla promozione della concorrenza e della competitività.
Le tre sigle propongono inoltre la definizione di una normativa nazionale sul meccanismo sanzionatorio, di prevedere il rispetto dell’obbligo della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio commerciale, di escludere che la riduzione del numero di aperture degli esercizi commerciali possa costituire di per sé giustificato motivo per operare licenziamenti collettivi plurimi ed individuali e di stanziare risorse finalizzate a finanziare piani aziendali di riconversione degli orari individuali di lavoro per i lavoratori dipendenti aventi le prestazioni nelle giornate domenicali come ordinarie. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs ritengono inoltre opportuno affidare alle Regioni il compito di revisione dei parametri sulla definizione dei comuni a prevalente economia turistica e dei centri storici delle città d’arte.
«L’esperienza concreta della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali ha ampiamente dimostrato che le misure varate dai Governi che negli anni si sono succeduti non hanno determinato un aumento dei consumi mentre sul piano occupazione hanno invece contribuito ad una precarizzazione dei rapporti di lavoro, scardinando la contrattazione sull’organizzazione del lavoro costruita con le aziende, peggiorando le condizioni di lavoro e minando il faticoso equilibrio nella vita privata delle lavoratrici e dei lavoratori in un comparto ad occupazione prevalentemente femminile e basato sul lavoro part time» ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto prendendo parte all’audizione con il segretario confederale Cisl Andrea Cuccello aggiungendo che «un deciso cambio di passo in tema di aperture selvagge è un obiettivo alla portata del nostro Paese».
«Riteniamo sia necessario sviluppare percorsi che consentano alle amministrazioni pubbliche e a tutte le Parti Sociali di tornare protagoniste sulla programmazione delle aperture ristabilendo il ruolo della concertazione e della contrattazione tra le parti, valorizzando il patrimonio sociale e relazionale che è la struttura portante del nostro Paese» ha aggiunto a margine della audizione il segretario generale della categoria cislina Davide Guarini. «Il confronto con gli altri Stati europei dimostra chiaramente che una regolamentazione seria e condivisa sulle aperture commerciali non necessariamente implica crisi di consumi e maggiore disoccupazione» ha aggiunto il sindacalista suggerendo «politiche di investimento e di rilancio dei consumi, facendo leva sulla fiscalità dei redditi da lavoro dipendente e delle pensioni». «In questo senso – ha concluso Guarini – il potenziamento di salari e pensioni potrebbe avere affetti positivi anche sull’economia e sulla ripresa dei consumi nel settore commerciale».


Cari amici,

Vi informiamo che la Fisascat nazionale ha stipulato una polizza con UnipolSai, già attiva dal 2 ottobre 2018, che tutela le figure professionali di infermieri, fisioterapisti, Operatori sanitari, che svolgono attività in qualità di dipendenti nella sanità privata, società cooperative o associazioni.

La polizza si è resa necessaria a seguito della Legge Gelli-Bianco che obbliga chi esercita la professione sanitaria in strutture pubbliche e private a proteggersi da eventuali responsabilità civili professionali per colpa grave.

L’iscrizione alla Fisascat darà diritto in automatico alla adesione alla polizza.

 

Clicca qui per scaricare la polizza


COMUNICATO STAMPA

SINDACATO. 12 OTTOBRE 1948 – 12 OTTOBRE 2018: LA FISASCAT CISL FESTEGGIA 70 ANNI DALLA FONDAZIONE.
GUARINI: «ORA CONSOLIDIAMO I RISULTATI DELLA CONTRATTAZIONE E PROIETTIAMOLI VERSO NUOVI TRAGUARDI»

Roma, 12 ottobre 2018 – Buon Compleanno Fisascat! La categoria del commercio, turismo e servizi della Cisl festeggia i suoi primi 70 anni. Anni di sfide, di battaglie e di contrattazione nel segno delle tutele e di relazioni sindacali sempre più capaci di coniugare i bisogni delle imprese con i diritti dei lavoratori.
Un percorso articolato quello compiuto dalla Fisascat Cisl dal 12 ottobre 1948, allora Filsac, ad oggi, costellato di straordinarie conquiste. Come per la bilateralità ed il welfare, frontiere della contrattazione a partire dagli Anni ’90, princìpi che hanno dato luogo a strumenti messi al servizio di imprese e lavoratori.
Su 9milioni di addetti circa tre milioni fanno già parte del sistema dell’assistenza sanitaria integrativa di origine contrattuale, mentre circa due milioni di lavoratori hanno usufruito dei percorsi di formazione professionale erogati dai fondi interprofessionali di settore.
La Fisascat Cisl ha rilanciato il ruolo della previdenza complementare, considerati i tassi di adesione ancora troppo residuali rispetto alla platea occupazionale di riferimento. Da qui l’impegno della categoria nella diffusione e nella promozione della cultura previdenziale, soprattutto tra le giovani generazioni, e sulla obbligatorietà all’adesione al secondo pilastro di origine contrattuale.
Il segretario generale della Fisascat, Davide Guarini, ha evidenziato come ora «occorra consolidare i risultati e proiettarli verso nuovi traguardi, con un rivitalizzato ruolo nella contrattazione e nell’innovazione contrattuale al passo con i tempi, capace di trasferire tutte le nostre capacità verso lo sviluppo del secondo livello, anche rispetto alle sfide del nostro secolo: l’innovazione tecnologica e l’invecchiamento demografico».
Un percorso che la federazione affronterà insieme alla Cisl come ha ribadito Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto Cisl che ha concluso la kermesse. «Nuove relazioni sindacali, estensione delle tutele in un perimetro di norme traguardate alla produttività e alla partecipazione dei lavoratori sono sfide continue per un sindacato che intende stare nel mondo del lavoro e con i lavoratori». Ma non solo. «Dobbiamo costruire soluzioni sempre più globali per i lavoratori, fare inclusione attraverso lo strumento principe, la contrattazione – ha concluso Sbarra – Dalla Fisascat Cisl arriva un contributo decisivo che dimostra come sia una federazione capace di avere al centro della sua azione la tutela della persona e la dignità del lavoro, valori condivisi da sempre con la missione della Cisl».

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