COMUNICATO STAMPA

Si complica la vertenza dei 23 lavoratori Fenice Store Srl in amministrazione giudiziaria. La Prefettura di Palermo questa mattina ha ricevuto le OO.SS. e una delegazione di lavoratori: nessuna istanza sembrerebbe essere pervenuta alla Prefettura per il subentro di un nuovo soggetto imprenditoriale.

Si è svolto questa mattina il sit in, indetto da Filcams Cgil Palermo e Fisascat Cisl Palermo Trapani per i lavoratori Fenice Store Srl, l’azienda posta sotto sequestro nell’ottobre 2017 e che gestiva il supermercato sito all’interno della Galleria Portobello (Carini) in confisca di I grado.
Ottenere chiarezza sulla delicata vertenza, che vede l’intreccio di una realtà sequestrata con una confiscata, era l’obiettivo principale che sindacati e lavoratori si erano posti, per rivendicare con più forza l’attivazione di un ammortizzatore sociale da parte della Ferdico Giuseppe Snc in confisca, con la ripresa in carico del ramo d’azienda, e dei 23 lavoratori, affittato alla Fenice Store Srl che ha cessato l’attività nel dicembre 2017, peraltro in procinto di fallimento.
Una delegazione è stata ricevuta dalla Prefettura di Palermo, ma le notizie apprese hanno creato un clima di maggiore sconforto.
“Sapevamo di un’interlocuzione tra Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati e la Prefettura di Palermo per tutti gli accertamenti necessari per l’individuazione del soggetto imprenditoriale, tra i due che hanno presentato formale manifestazione di interesse, per il relativo subentro. – dichiarano Monja Caiolo, segretario generale Filcams Cgil Palermo, e Mimma Calabrò, segretario generale Fisascat Cisl Palermo Trapani – Abbiamo appreso, invece, che la Prefettura non è stata investita di alcuna richiesta da parte dell’Agenzia Nazionale. Ciò vuol dire che l’iter che noi pensavamo essere quasi in dirittura d’arrivo, in realtà non ha ancora compiuto tutti i passaggi necessari per il subentro di un nuovo soggetto imprenditoriale che possa ricollocare i 23 lavoratori, senza reddito dal 9 dicembre 2017.”
Un’ulteriore complicazione, quindi, che allungherebbe non di poco i tempi, con tutte le conseguenze a carico dei lavoratori, che rischiano ancor di più, a questo punto, di vedersi arrivare una procedura di licenziamento collettivo dopo un anno invano di sacrificio economico.
“Faremo di tutto per avere un’interlocuzione diretta con l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati e attiveremo ogni azione di nostra competenza – affermano Caiolo e Calabrò – non solo per far luce su una vertenza unica nel suo genere, ma per tutelare con forza i diritti dei 23 lavoratori, schiacciati tra due amministrazioni giudiziarie e un meccanismo che non si comprende dove si sia inceppato.”


Protestano i lavoratori Fenice Store Srl, azienda posta sotto sequestro che gestiva il supermercato all’interno della Galleria Portobello (Carini), di proprietà della Ferdico Giuseppe Snc in confisca. Sit in in Prefettura, domani dalle 09 alle 13.

 

Palermo 15 novembre 2018 – Tornano a protestare i 23 lavoratori Fenice Store Srl, l’azienda che gestiva il supermercato sito all’interno della Galleria Portobello, già in confisca. Nel settembre 2017 la Fenice Store veniva posta sotto sequestro.
Un intreccio delicatissimo, quello di una realtà confiscata che vede arrivare un provvedimento di sequestro per un suo ramo d’azienda dato in affitto. A farne le spese, le lavoratrici e i lavoratori, senza stipendio dall’8 dicembre 2017, in attesa che un nuovo soggetto imprenditoriale rilevi l’attività e loro possano riprendere a lavorare.
“Non vi è dubbio che si tratta di una vertenza molto delicata, in cui le leggerezze commesse in passato pesano adesso come macigni – affermano Monja Caiolo, segretario generale Filcams Cgil Palermo e Mimma Calabrò, segretario generale Fisascat Cisl Palermo Trapani – ma il prezzo non può essere ancora tutto a carico dei lavoratori. Chiediamo da un anno che si realizzi l’immediata restituzione del ramo d’azienda alla Ferdico Giuseppe Snc in confisca, in modo che questa possa attivare l’ammortizzatore sociale, previsto dal nuovo codice antimafia e dal decreto attuativo. L’ammortizzatore sociale è fondamentale per dare copertura ai lavoratori e traguardare serenamente tutto l’iter necessario per esaminare le due manifestazioni di interesse già da tempo presentate all’Agenzia nazionale per i Beni sequestrati e confiscati. Una, addirittura, già dallo scorso mese di febbraio.”
Il rifiuto netto dell’attuale amministratore giudiziario al ricorso all’ammortizzatore sociale, nonché alla ripresa in carico del ramo d’azienda può determinare, dopo un lungo anno di sacrificio economico, il licenziamento dei 23 lavoratori, considerato che la Fenice Store potrebbe fallire da un momento all’altro.
“Ciò significherebbe – proseguono Caiolo e Calabrò – che i lavoratori hanno atteso invano, rimettendoci anche la Naspi, tenuto conto del lungo periodo di tempo trascorso senza retribuzione e senza contribuzione, perché in aspettativa. Oltre il danno, anche la beffa. Se ciò si verificasse, peraltro, il nuovo imprenditore si ritroverebbe il supermercato senza lavoratori e senza alcun obbligo di ricollocare i 23 dipendenti Fenice Store in amministrazione giudiziaria”.
Queste le ragioni che hanno determinato il sit in che si terrà domani 16 novembre 2018, dalle ore 09 alle ore 13, negli spazi antistanti la Prefettura di Palermo, per chiedere ancora una volta, a gran voce, il supporto anche della Prefettura.
“La difficoltà più grande registrata in questa delicata vertenza, – concludono Caiolo e Calabrò – è stata l’assenza di un’interlocuzione diretta, più volte richiesta e mai realizzata, con l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati e con la Prefettura di Palermo. In una realtà difficile come quella palermitana, in cui il settore del Terziario registra un numero notevole di aziende sequestrate e/o confiscate, il dialogo ed il confronto tra organizzazioni sindacali ed Istituzioni è necessario e deve essere serrato, solo così si può restituire dignità e legalità a lavoratori che hanno prestato la loro attività all’interno di aziende in cui vengono accertate infiltrazioni della criminalità organizzata.”

 


COMUNICATO STAMPA

SMA SIMPLY, PROSEGUE LA MOBILITAZIONE VS LA RIORGANIZZAZIONE AZIENDALE. OGGI E’ SCIOPERO A MILANO, DOMANI I LAVORATORI INCROCERANNO LE BRACCIA A BRESCIA, IL 1° DICEMBRE IN VENETO.
CEOTTO (FISASCAT CISL): «ATTENDIAMO LA CONVOCAZIONE AL MISE. OLTRE 300 I LAVORATORI COINVOLTI DALLA RISTRUTTURAZIONE, SI INDIVIDUI UNA SOLUZIONE CONDIVISA»

Roma, 30 ottobre 2018 – Non si arresta la mobilitazione dei lavoratori di Sma Simply, la catena francese di supermercati del Gruppo Auchan presente in Italia con oltre 200 punti vendita e circa 8.700 addetti. Oggi a scioperare vs la riorganizzazione aziendale sono i dipendenti dei negozi di Milano mentre domani incroceranno le braccia i lavoratori dei punti vendita di Brescia e il 1° dicembre la mobilitazione farà tappa in Veneto. Le iniziative territoriali seguono la protesta cominciata a Teramo e a Roma dopo l’annunciata chiusura dell’Iper Simply di Piano d’Accio e la cessione dei due punti vendita di Anagnina e Mezzavia. La vertenza è ulteriormente aggravata dalla disdetta unilaterale della contrattazione integrativa decisa dalla direzione aziendale a partire dal 1° gennaio 2019.
A livello nazionale intanto i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs rimangono in attesa della convocazione del ministero dello Sviluppo Economico dopo la richiesta di attivazione del tavolo di crisi trasmessa al dicastero nelle scorse settimane.
Il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto stigmatizza «il mancato rispetto delle previsioni dell’accordo nazionale che impegnava l’azienda ad attivare preventivamente anche a livello territoriale la trattativa con i sindacati».«L’annunciata riorganizzazione del retail, il piano di chiusure e cessioni in tutto il territorio nazionale, che complessivamente coinvolgono oltre 300 addetti – ha concluso il sindacalista – merita l’avvio di un serio confronto di merito al Mise finalizzato ad individuare una soluzione condivisa tra le parti sulla salvaguardia complessiva dell’occupazione e sul mantenimento del perimetro aziendale».


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COMMERCIO E APERTURE FESTIVE. IL 1° NOVEMBRE MOBILITAZIONI IN TUTTA ITALIA, I SINDACATI INVITANO ALL’ASTENSIONE DAL LAVORO.
GUARINI (FISASCAT CISL): «IL GOVERNO TENGA CONTO DELLA NOSTRA PROPOSTA SULLE APERTURE COMMERCIALI»

Roma, 30 ottobre 2018 – Nel giorno di festa non c’è l’obbligo alla prestazione lavorativa. Lo ricordano i sindacati del commercio, turismo e servizi Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs alla vigilia della festività religiosa di Ognissanti del 1° novembre.
Diverse le iniziative di mobilitazione indette a livello locale. Nel Lazio e in Puglia i sindacati hanno proclamato una giornata di sciopero “per restituire diritti e dignità sottratti in nome di una liberalizzazione che ha determinato abusi e tanto precariato” si legge nel volantino diramato nei negozi, nei supermercati, negli iper e nei centri commerciali. In Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Calabria, Sardegna e Sicilia le tre federazioni invitano i lavoratori ad astenersi dal lavoro considerato che “la prestazione nelle giornate di festa è solo su base volontaria e ogni lavoratore può esercitare il diritto al riposo e santificare la festa senza conseguenze”.
La mobilitazione è in linea con le proposte presentate nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati dai sindacati e dalle rispettive confederazioni Cgil Cisl Uil, ricevuti in audizione dalla X Commissione Attività Produttive nell’ambito dell’esame delle proposte di Legge sulla revisione della normativa sulle liberalizzazioni.
La ricetta suggerita dai sindacati contempla il divieto di apertura domenicale e festiva in linea di principio generale con deroghe fino ad un massimo di 12 domeniche all’anno – stabilite dalle Regioni con apposito decreto dirigenziale da emanare di intesa con gli Enti Locali e sentito il parere delle associazioni imprenditoriali del commercio, dei consumatori e delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale – oltre alla chiusura nelle 12 festività nazionali, civili e religiose del 1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre.
Per il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini «si tratta di una proposta equilibrata, pienamente condivisa dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, che rimette al centro la concertazione tra parti sociali e la contrattazione tra aziende e sindacati restituendo la competenza della materia alle Regioni ed agli Enti Locali nel rispetto della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori».
«Il nostro auspicio – ha concluso il sindacalista – è che il Governo, nella ridefinizione del provvedimento normativo sugli orari di apertura dei negozi, tenga conto della mediazione da noi proposta che risponde ad una chiara e precisa esigenza dei lavoratori del settore, prevalentemente donne, che tenda dunque ad una maggiore conciliazione vita-lavoro e ad una flessibilità contrattata in cui la prestazione domenicale e festiva sia volontaria e retribuita ad hoc».


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COMMERCIO E LIBERALIZZAZIONI, I SINDACATI DI CATEGORIA CGIL CISL UIL IN AUDIZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI PRESENTANO LA PROPOSTA DI REVISIONE DEL DECRETO SALVA ITALIA.
DIVIETO DI APERTURA IN LINEA GENERALE CON POSSIBILE DEROGHE PER 12 DOMENICHE ALL’ANNO E CHIUSURA PER 12 FESTIVITA’ NAZIONALI, CIVILI E RELIGIOSE.
GUARINI (FISASCAT CISL): «NECESSARIO RISTABILIRE IL RUOLO DELLA CONCERTAZIONE E DELLA CONTRATTAZIONE TRA PARTI SOCIALI»

Roma, 24 ottobre 2018 – Divieto di apertura domenicale e festiva in linea di principio generale con possibile deroghe per un massimo di 12 domeniche all’anno – stabilite dalle Regioni con apposito decreto dirigenziale da emanare di intesa con gli Enti Locali e sentito il parere delle associazioni imprenditoriali del commercio, dei consumatori e delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale – e 12 festività nazionali, civili e religiose nelle quali non deve essere prevista la possibilità di deroga (1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre). E’ questa la proposta avanzata dalle federazioni nazionali di categoria Filcams, Fisascat e Uiltucsr, insieme alle rispettive confederazioni Cgil Cisl Uil, ricevute oggi in audizione dalla X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati sul tema degli orari di apertura degli esercizi commerciali nell’ambito dell’esame delle proposte di Legge sulla revisione della normativa sulle liberalizzazioni e sulla promozione della concorrenza e della competitività.
Le tre sigle propongono inoltre la definizione di una normativa nazionale sul meccanismo sanzionatorio, di prevedere il rispetto dell’obbligo della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio commerciale, di escludere che la riduzione del numero di aperture degli esercizi commerciali possa costituire di per sé giustificato motivo per operare licenziamenti collettivi plurimi ed individuali e di stanziare risorse finalizzate a finanziare piani aziendali di riconversione degli orari individuali di lavoro per i lavoratori dipendenti aventi le prestazioni nelle giornate domenicali come ordinarie. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs ritengono inoltre opportuno affidare alle Regioni il compito di revisione dei parametri sulla definizione dei comuni a prevalente economia turistica e dei centri storici delle città d’arte.
«L’esperienza concreta della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali ha ampiamente dimostrato che le misure varate dai Governi che negli anni si sono succeduti non hanno determinato un aumento dei consumi mentre sul piano occupazione hanno invece contribuito ad una precarizzazione dei rapporti di lavoro, scardinando la contrattazione sull’organizzazione del lavoro costruita con le aziende, peggiorando le condizioni di lavoro e minando il faticoso equilibrio nella vita privata delle lavoratrici e dei lavoratori in un comparto ad occupazione prevalentemente femminile e basato sul lavoro part time» ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto prendendo parte all’audizione con il segretario confederale Cisl Andrea Cuccello aggiungendo che «un deciso cambio di passo in tema di aperture selvagge è un obiettivo alla portata del nostro Paese».
«Riteniamo sia necessario sviluppare percorsi che consentano alle amministrazioni pubbliche e a tutte le Parti Sociali di tornare protagoniste sulla programmazione delle aperture ristabilendo il ruolo della concertazione e della contrattazione tra le parti, valorizzando il patrimonio sociale e relazionale che è la struttura portante del nostro Paese» ha aggiunto a margine della audizione il segretario generale della categoria cislina Davide Guarini. «Il confronto con gli altri Stati europei dimostra chiaramente che una regolamentazione seria e condivisa sulle aperture commerciali non necessariamente implica crisi di consumi e maggiore disoccupazione» ha aggiunto il sindacalista suggerendo «politiche di investimento e di rilancio dei consumi, facendo leva sulla fiscalità dei redditi da lavoro dipendente e delle pensioni». «In questo senso – ha concluso Guarini – il potenziamento di salari e pensioni potrebbe avere affetti positivi anche sull’economia e sulla ripresa dei consumi nel settore commerciale».


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SMA SIMPLY, PROSEGUE LA MOBILITAZIONE SINDACALE VS LA RIORGANIZZAZIONE AZIENDALE. A ROMA MASSICCIA L’ADESIONE ALLO SCIOPERO, IL 6 OTTOBRE NUOVE ASSEMBLEE DEI LAVORATORI NEI 45 SUPERMERCATI.
CICCOLINI (FISASCAT CISL ROMA CAPITALE RIETI): «ATTEGGIAMENTO AZIENDALE EVASIVO, LA DIREZIONE CI CONVOCHI E CI DIA NOTIZIE SUL DESTINO DEI PUNTI VENDITA E DEI 1500 LAVORATORI»

Roma, 5 ottobre 2018 – Prosegue a livello territoriale la mobilitazione indetta dai sindacati nazionali di categoria Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltucs contro la riorganizzazione del retail, le chiusure e le cessioni in tutto il territorio nazionale e la disdetta della contrattazione integrativa annunciata dalla direzione di Sma Simply, la catena francese di supermercati del Gruppo Auchan presente in Italia con oltre 200 punti vendita e circa 8.700 addetti.
A Roma i 1500 lavoratori e lavoratrici dei 45 supermercati capitolini della catena hanno aderito in massa allo sciopero proclamato il 2 ottobre dai sindacati territoriali di categoria Cgil Cisl Uil contro la cessione dei due punti vendita di Anagnina 2 e Mezzavia. Nuove assemblee dei lavoratori sono già indette per il 6 ottobre. «Una azione finalizzata a contrastare le azioni unilaterali della Sma Simply, soprattutto per la mancanza di comunicazione rispetto al destino dei due punti vendita romani nonché dell’intera rete vendita» ha stigmatizzato Franco Ciccolini dell’ufficio sindacale della Fisascat Cisl Roma Capitale Rieti sottolineando che «l’azione di protesta proseguirà con ulteriori assemblee, anche per far uscire l’ azienda allo scoperto e capire come intende riorganizzare la presenza a Roma dove si concentra il maggior numero di supermercati della catena».
«Malgrado le pressioni fatte a Sma Simply sia a livello nazionale sia a livello di territorio siamo a registrare un atteggiamento aziendale evasivo che non consente di avere un quadro chiaro sul mantenimento del perimetro aziendale» ha aggiunto il sindacalista sottolineando «l’irrigidimento delle relazioni sindacali». «Sma Simply – ha affondato Ciccolini – elude un accordo importante raggiunto a livello nazionale che impegnava l’azienda ad attivare preventivamente anche a livello territoriale il necessario confronto con i sindacati». «Ad oggi – ha concluso – non si sa ancora nulla sulle cessioni dei punti vendita di Anagnina e Mezzavia, per i quali siamo solo a conoscenza dell’esistenza di un accordo preliminare di compravendita. A questo punto attendiamo di essere convocati dall’azienda per apprendere tutti i dettagli della cessione e per definire il passaggio dei lavoratori alla nuova proprietà».
A livello nazionale intanto le segreterie Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs rimangono in attesa dell’attivazione di un tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo Economico sollecitato nelle scorse settimane.Per il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto «è necessario ricondurre la questione della riorganizzazione aziendale ristrutturazione ad un serio confronto di merito con i sindacati su chiusure e cessioni al fine di individuare una soluzione che consenta di mantenere il perimetro aziendale». «Il nostro auspicio – ha concluso – è che l’intervento del Mise scongiuri la dispersione di posti di lavoro».


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SMA SIMPLY, I SINDACATI PROCLAMANO OTTO ORE DI SCIOPERO E ASSEMBLEE NEI LUOGHI DI LAVORO VS LA RIORGANIZZAZIONE AZIENDALE
CEOTTO (FISASCAT CISL): «URGENTE SERIO CONFRONTO DI MERITO SU CESSIONI E CHIUSURE, PRIORITA’ MANTENIMENTO LIVELLI OCCUPAZIONALI»

 

Roma, 26 settembre 2018 – Fumata nera al tavolo tra i sindacati di categoria Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltucs e Sma Simply, la catena francese di supermercati del Gruppo Auchan presente in Italia conta oltre 200 punti vendita e circa 8.700 addetti. La direzione aziendale, che nelle scorse settimane aveva annunciato la chiusura dell’Iper Simply di Teramo dal prossimo 10 ottobre e la disdetta della contrattazione integrativa, ha dichiarato consistenti perdite di fatturato e la riorganizzazione del retail, a cominciare dalla cessione di due punti vendita a Roma (Mezzavia e Anagnina) e dalla cessione e chiusura di altri negozi in tutto il territorio nazionale. Mentre proseguirà lo stato di agitazione dei lavoratori i sindacati hanno proclamato otto ore di sciopero da organizzare a livello locale e hanno deciso lo svolgimento di assemblee in tutti i negozi della rete vendita per sabato 29 settembre.
Nel volantino unitario diramato sui luoghi di lavoro le tre sigle hanno stigmatizzato l’assenza di “trasparenza” e il mancato riscontro alle sollecitazioni sul “piano generale delle cessioni per cui sono in corso trattative e quello di ulteriori eventuali chiusure” consentendo di governare la razionalizzazione annunciata attraverso “una intesa che permetta di condividere strumenti a tutela della occupazione con l’obiettivo di gestire gli effetti delle scelte aziendali e non solo di subirli”.
«E’ evidente la volontà aziendale di Sma Simply di ridurre la presenza in Italia con inevitabili ripercussioni sui livelli occupazionali anche se non è ben chiaro allo stato come intenda attuare l’annunciata riorganizzazione» ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto sottolineando anche che «la disdetta della contrattazione integrativa di riferimento complica ulteriormente la vertenza di lavoratrici e lavoratori che non possono neanche contare su un contratto nazionale di riferimento della grande distribuzione organizzata».
Per il sindacalista «è necessario ricondurre la ristrutturazione ad un serio confronto di merito con i sindacati su chiusure e cessioni al fine di individuare una soluzione che consenta di evitare la perdita occupazionale e il mantenimento del perimetro aziendale attraverso nuove politiche commerciali adeguate al format distributivo». «Oltre alla ricerca del profitto – ha concluso Ceotto – l’azienda ha anche una responsabilità sociale di impresa».


Cari amici,

in data odierna si è tenuto il previsto incontro con Sma Simply al fine di continuare l’analisi aziendale in previsione del rinnovo del CIA. L’incontro invece ha preso una deriva significativamente diversa! L’azienda ha comunicato i risultati, al momento parziali, della trattativa in atto a Termoli sulla chiusura del punto vendita, comunicandoci altresì la cessione di due punti vendita su Roma e una indefinita riorganizzazione aziendale che passerà attraverso ulteriori cessioni e chiusure, nonché la disdetta del CIA stesso con la messa in discussione del premio aziendale.

Quindi ci siamo riuniti in coordinamento unitario dei delegati e delle strutture e abbiamo definito la prosecuzione dello stato di agitazione, la convocazione di assemblee sindacali in tutti i punti vendita per la giornata di sabato 29 settembre e la proclamazione di 8 ore di sciopero da organizzare a livello locale.

In allegato trovate il volantino da distribuire ai lavoratori contenenti tutte le informazioni rispetto all’incontro e alle azioni di lotta che abbiamo definito. Vi preghiamo di garantire massima diffusione anche a mezzo social media.

Cordiali saluti.


Ricevuta stamane la comunicazione ai sensi dell’art. 4 L.223/91 con la quale la Roberto Abate S.p.A., società che opera nella grande distribuzione dal 1979 attaverso marchi come “Familia”, “A&O” e “Ard” e che conta complessivamente più di 900 dipendenti, comunica la propria volontà di procedere al licenziamento di 175 unità, dislocate nelle province di Catania, Messina, Siracusa ed Enna.

“Abbiamo già provveduto a richiedere un incontro per esperire l’esame congiunto – dichiara Mimma Calabrò Segretario Generale Fisascat Cisl Sicilia – nel corso del quale affronteremo la questione cercando dei percorsi a salvaguardia dell’occupazione, anche attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nonostante le gravi criticità comunicateci attraverso la procedura, riteniamo che si possano e si debbano trovare strade alternative ai licenziamenti del personale”.

Da quanto si evince dalla comunicazione, per la società la grossa perdita di fatturato registrata negli ultimi anni è da imputare sia all’impoverimento della popolazione locale che all’aggressiva campagna di concorrenza venutasi a creare recentemente con l’apertura di nuovi punti di vendita di grandi catene internazionali.
“Ribadiamo la necessità di avviare confronti tra organizzazioni sindacali, associazioni datoriali, Assessorato Regionale alle Attività Produttive, Assessorato al Lavoro ed Enti locali in modo da coniugare al meglio le opportunità che scaturiscono dalle aperture di nuovi esercizi commerciali con interventi che comunque non compromettano la continuità degli esercizi commerciali già esistenti sul territorio.Il nodo della questione è sempre lo stesso – conclude la Sindacalista – facilitare ogni percorso che porti attraverso la sana imprenditoria a nuova occupazione senza dimenticare che abbiamo il compito di tutelare l’occupazione già esistente”

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