Si è appena concluso l’incontro tra Pistone, Carini Retail, Unieuro e le Organizzazioni Sindacali per esperire l’esame congiunto a seguito della comunicazione delle società nell’ambito dell’operazione di trasferimento di ramo d’azienda.

In data 1 febbraio 2019, infatti, con la comunicazione ex art.47 legge 428/90 a firma congiunta da parte della Pistone spa e della Carini Retail srl veniva ufficializzata la cessione di ramo d’azienda di punti vendita a marchio Expert Pistone, distribuiti nell’l’intero territorio siciliano, ad eccezione del punto vendita di Sciacca che resta in capo alla Pistone spa.

“Con la sottoscrizione del verbale si è sancito il passaggio senza soluzione di continuità dei 277 lavoratori dalla Pistone Spa alla Carini Retail srl a far data dal 1 marzo 2019. I lavoratori manterranno, dunque, tutti i diritti acquisiti” – afferma Mimma Calabrò, Segretario Generale della Fisascat Cisl Sicilia – La Carini Retail si è impegnata, altresì, ad estendere, per adesione, ai lavoratori anche le condizioni previste dall’accordo di secondo livello stipulato da Unieuro con le Organizzazioni Sindacali a livello nazionale. Unieuro a sua volta, posta l’attuale trattativa di rinnovo dell’integrativo stesso, ne prevede l’applicazione a favore dei lavoratori della Carini Retail.”

Il tutto poichè, a seguito del conferimento, il capitale sociale della Carini Retail sarà ceduto interamente a Unieuro che, pertanto, ne controllerà il 100%. Unieuro, di fatto, è un’azienda leader nel settore poichè conta 251 punti vendita in Italia, 273 affiliati e 4700 dipendenti, con una previsione di fatturato, per il 2019, pari a 2 miliardi di euro.

“In un periodo così travagliato per l’economia isolana – conclude Mimma Calabrò – non si può che registrare positivamente il piano industriale della Unieuro per la Sicilia, puntando ad ampliare la propria presenza in un territorio fortemente martoriato dalla crisi, anche a causa delle scelte di tanti colossi del settore che, negli ultimi anni, hanno preferito attuare strategie difensive lasciando senza lavoro migliaia di persone”.


La società Distribuzione Cambria che opera nel settore alimentare con marchio Spaccio Alimentare in Sicilia e Calabria versa da mesi in stato di difficoltà, accumulando debiti insostenibili tanto da andare in concordato in bianco per scongiurare il fallimento. Intanto possibili cessioni a Società interessate all’acquisto dei punti vendita ritardano a concretizzarsi e i sindacati chiedono che qualsiasi trattativa venga portato ad un tavolo di confronto a tutela di tutti i lavoratori coinvolti.

“Fino ad oggi la Società non ha risposto positivamente al confronto – afferma Mimma Calabrò, Segretario generale della Fisascat Cisl Sicilia – e a pagarne le conseguenze sono sempre i lavoratori che non percepiscono stipendio ormai da diversi mesi”

“I lavoratori stanno vivendo una situazione inaccettabile. Si ritrovano, infatti, a non essere più in grado di provvedere ai fabbiosogni quotidiani delle loro famiglie ma comunque, con grande abnegazione e senso di responsabilità, si sono sempre recati sul posto di lavoro”, continua la Calabrò – “Di fronte a vaghe comunicazioni aziendali con le quali viene aggiunta incertezza su altra incertezza, i lavoratori di Palermo hanno deciso di incrociare le braccia”.

“Non possiamo più accettare il modo di agire dell’azienda nei confronti dei propri dipendenti – continua la Sindacalista – Ma, ancor più, deploriamo la scelta aziendale, giuntaci qualche ora fa, di non presenziare all’importante incontro di domani presso il Ministero dell’Economia, luogo in cui si sarebbe potuto e dovuto attuare un confronto costruttivo con i vertici Ministeriali e le Organizzazioni Sindacali Nazionali”.

“Un democratico segno di protesta nonchè un diritto sindacale non può divenire l’alibi per non presenziare ad un importante tavolo di confronto, quale è il Mise. I lavoratori, ormai da mesi, sono preoccupati per il proprio futuro – conclude la Calabrò – adesso ci auguriamo che il buon senso prevalga e si ritorni al confronto con l’obiettivo di salvaguardare i livelli occupazionali”.


Con la comunicazione ex art.47 legge 428/90 a firma congiunta da parte della Pistone spa e della Carini Retail srl viene ufficializzata la cessione di ramo d’azienda di punti vendita a marchio Expert Pistone, distribuiti nell’l’intero territorio siciliano. Secondo quanto si evince dalla comunicazione inviata in data odierna ai sindacati, la cessione del ramo dovrebbe perfezionarsi entro il mese di febbraio. Dalla cessione è escluso, tuttavia, il punto di vendita di Sciacca che rimarrà in capo alla Pistone spa.

“Già nel mese di gennaio – afferma Mimma Calabrò, Segretario Generale della Fisascat Cisl Sicilia – si era diffusa la notizia della cessione del ramo di azienda. Oggi giunge ufficialmente la conferma, con la comunicazione inviata dalle società, alle quali abbiamo già provveduto a richiedere un incontro”.

Nella comunicazione le società rendono noto, tra l’altro, che nella stessa data in cui verrà effettuata la cessione, Pistone spa cederà, inoltre, l’intero capitale sociale di Carini Retail a Unieuro che, pertanto, controllerà il 100% della conferitaria.

“In un periodo così travagliato per l’economia siciliana, non si possono che accogliere favorevolmente tutte le soluzioni che garantiscano continuità lavorativa e reddituale degli oltre 250 lavoratori coinvolti nel trasferimento di ramo – conclude la Sindacalista – Attendiamo pertanto la convocazione dell’esame congiunto per entrare nel merito della questione”.


La Roberto Abate SpA, azienda del settore della grande distribuzione con punti vendita a marchio ARD – A&O e FAMILA, comunica alle Organizzazioni Sindacali che sono in corso trattative per l’affitto del ramo di azienda, finalizzato alla vendita, con F.lli Arena a socio unico.Questo è quanto si legge dalla comunicazione a firma congiunta delle due società con le quali, dunque, si da avvio alla procedura ex art. 47 L. 428/90.

“A poco più di un mese dalla prima procedura con cui si è ceduta parte della rete vendita alla Medial Franchising Srl con il consequenziale passaggio di 180 lavoratori, oggi si apprende che la Roberto Abate intende definire un altro accordo per l’affitto di altra parte del compendio aziendale con il trasferimento dei 331 lavoratori impiegati” – con queste parole Mimma Calabrò Segretario Generale FISASCAT Cisl Sicilia commenta la comunicazione ricevuta dalle società.

“Accogliamo favorevolmente soluzioni che possano garantire continuità occupazionale e reddituale ai lavoratori ancor più se, anche in questo specifico caso, trattasi di imprenditoria siciliana che vuole radicare sempre più la presenza nel territorio. Ma lascia l’amaro in bocca pensare che, di contro, si sta destrutturando una società che contava centinaia di dipendenti. Al momento non resta che attendere la convocazione dell’incontro per esperire l’esame congiunto per entrare nel merito delle modalità con cui il passaggio si perfezionerà”.


Trapani, chiude Grande Migliore: a rischio i 31 lavoratori della Papino S.p.A.

La Papino S.p.A. ha comunicato che entro il 31 dicembre p.v. chiuderà il centro Grande Migliore sul lungomare Dante Alighieri di Trapani a seguito della risoluzione del rapporto contrattuale di affitto di reparto aziendale intercorso con la Gieco S r l, ad oggi fallimento Gieco srl.

“Quello che verrà sarà un triste Natale per i 31 lavoratori e le loro famiglie”, con queste parole Mimma Calabrò Segretario Generale Fisascat Cisl Palermo Trapani commenta a caldo la notizia della chiusura del Grande Migliore di Trapani – “Comprensibile lo sconforto dei lavoratori che vedono vanificarsi lunghi mesi di trattativa nel corso dei quali hanno sperato che le difficoltà rappresentate dalla società potessero essere comunque superate. E invece all’orizzonte intravedono solo la perdita del posto di lavoro”.

La Papino SpA, infatti, sta inviando ai lavoratori le lettere per comunicare che, a seguito della risoluzione del rapporto contrattuale di affitto di reparto aziendale con la Gieco S r l, rientreranno in forza alla società in fallimento e il licenziamento, dunque, sembra essere inevitabile.

“Quanto sta accadendo sembra essere un deja – vu risalente ai tempi in cui, il 19 marzo 2012, chiudeva i battenti il Grande Migliore di Palermo e Trapani. Ma non ci arrendiamo – conclude la Calabrò – chiederemo un urgente incontro al Curatore fallimentare della Gieco e alla Papino SpA per entrare nel merito della discussione e trovare ogni possibile soluzione a tutela dei posti di lavoro”.


COMUNICATO STAMPA

Si complica la vertenza dei 23 lavoratori Fenice Store Srl in amministrazione giudiziaria. La Prefettura di Palermo questa mattina ha ricevuto le OO.SS. e una delegazione di lavoratori: nessuna istanza sembrerebbe essere pervenuta alla Prefettura per il subentro di un nuovo soggetto imprenditoriale.

Si è svolto questa mattina il sit in, indetto da Filcams Cgil Palermo e Fisascat Cisl Palermo Trapani per i lavoratori Fenice Store Srl, l’azienda posta sotto sequestro nell’ottobre 2017 e che gestiva il supermercato sito all’interno della Galleria Portobello (Carini) in confisca di I grado.
Ottenere chiarezza sulla delicata vertenza, che vede l’intreccio di una realtà sequestrata con una confiscata, era l’obiettivo principale che sindacati e lavoratori si erano posti, per rivendicare con più forza l’attivazione di un ammortizzatore sociale da parte della Ferdico Giuseppe Snc in confisca, con la ripresa in carico del ramo d’azienda, e dei 23 lavoratori, affittato alla Fenice Store Srl che ha cessato l’attività nel dicembre 2017, peraltro in procinto di fallimento.
Una delegazione è stata ricevuta dalla Prefettura di Palermo, ma le notizie apprese hanno creato un clima di maggiore sconforto.
“Sapevamo di un’interlocuzione tra Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati e la Prefettura di Palermo per tutti gli accertamenti necessari per l’individuazione del soggetto imprenditoriale, tra i due che hanno presentato formale manifestazione di interesse, per il relativo subentro. – dichiarano Monja Caiolo, segretario generale Filcams Cgil Palermo, e Mimma Calabrò, segretario generale Fisascat Cisl Palermo Trapani – Abbiamo appreso, invece, che la Prefettura non è stata investita di alcuna richiesta da parte dell’Agenzia Nazionale. Ciò vuol dire che l’iter che noi pensavamo essere quasi in dirittura d’arrivo, in realtà non ha ancora compiuto tutti i passaggi necessari per il subentro di un nuovo soggetto imprenditoriale che possa ricollocare i 23 lavoratori, senza reddito dal 9 dicembre 2017.”
Un’ulteriore complicazione, quindi, che allungherebbe non di poco i tempi, con tutte le conseguenze a carico dei lavoratori, che rischiano ancor di più, a questo punto, di vedersi arrivare una procedura di licenziamento collettivo dopo un anno invano di sacrificio economico.
“Faremo di tutto per avere un’interlocuzione diretta con l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati e attiveremo ogni azione di nostra competenza – affermano Caiolo e Calabrò – non solo per far luce su una vertenza unica nel suo genere, ma per tutelare con forza i diritti dei 23 lavoratori, schiacciati tra due amministrazioni giudiziarie e un meccanismo che non si comprende dove si sia inceppato.”


Protestano i lavoratori Fenice Store Srl, azienda posta sotto sequestro che gestiva il supermercato all’interno della Galleria Portobello (Carini), di proprietà della Ferdico Giuseppe Snc in confisca. Sit in in Prefettura, domani dalle 09 alle 13.

 

Palermo 15 novembre 2018 – Tornano a protestare i 23 lavoratori Fenice Store Srl, l’azienda che gestiva il supermercato sito all’interno della Galleria Portobello, già in confisca. Nel settembre 2017 la Fenice Store veniva posta sotto sequestro.
Un intreccio delicatissimo, quello di una realtà confiscata che vede arrivare un provvedimento di sequestro per un suo ramo d’azienda dato in affitto. A farne le spese, le lavoratrici e i lavoratori, senza stipendio dall’8 dicembre 2017, in attesa che un nuovo soggetto imprenditoriale rilevi l’attività e loro possano riprendere a lavorare.
“Non vi è dubbio che si tratta di una vertenza molto delicata, in cui le leggerezze commesse in passato pesano adesso come macigni – affermano Monja Caiolo, segretario generale Filcams Cgil Palermo e Mimma Calabrò, segretario generale Fisascat Cisl Palermo Trapani – ma il prezzo non può essere ancora tutto a carico dei lavoratori. Chiediamo da un anno che si realizzi l’immediata restituzione del ramo d’azienda alla Ferdico Giuseppe Snc in confisca, in modo che questa possa attivare l’ammortizzatore sociale, previsto dal nuovo codice antimafia e dal decreto attuativo. L’ammortizzatore sociale è fondamentale per dare copertura ai lavoratori e traguardare serenamente tutto l’iter necessario per esaminare le due manifestazioni di interesse già da tempo presentate all’Agenzia nazionale per i Beni sequestrati e confiscati. Una, addirittura, già dallo scorso mese di febbraio.”
Il rifiuto netto dell’attuale amministratore giudiziario al ricorso all’ammortizzatore sociale, nonché alla ripresa in carico del ramo d’azienda può determinare, dopo un lungo anno di sacrificio economico, il licenziamento dei 23 lavoratori, considerato che la Fenice Store potrebbe fallire da un momento all’altro.
“Ciò significherebbe – proseguono Caiolo e Calabrò – che i lavoratori hanno atteso invano, rimettendoci anche la Naspi, tenuto conto del lungo periodo di tempo trascorso senza retribuzione e senza contribuzione, perché in aspettativa. Oltre il danno, anche la beffa. Se ciò si verificasse, peraltro, il nuovo imprenditore si ritroverebbe il supermercato senza lavoratori e senza alcun obbligo di ricollocare i 23 dipendenti Fenice Store in amministrazione giudiziaria”.
Queste le ragioni che hanno determinato il sit in che si terrà domani 16 novembre 2018, dalle ore 09 alle ore 13, negli spazi antistanti la Prefettura di Palermo, per chiedere ancora una volta, a gran voce, il supporto anche della Prefettura.
“La difficoltà più grande registrata in questa delicata vertenza, – concludono Caiolo e Calabrò – è stata l’assenza di un’interlocuzione diretta, più volte richiesta e mai realizzata, con l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati e con la Prefettura di Palermo. In una realtà difficile come quella palermitana, in cui il settore del Terziario registra un numero notevole di aziende sequestrate e/o confiscate, il dialogo ed il confronto tra organizzazioni sindacali ed Istituzioni è necessario e deve essere serrato, solo così si può restituire dignità e legalità a lavoratori che hanno prestato la loro attività all’interno di aziende in cui vengono accertate infiltrazioni della criminalità organizzata.”

 


COMUNICATO STAMPA

SMA SIMPLY, PROSEGUE LA MOBILITAZIONE VS LA RIORGANIZZAZIONE AZIENDALE. OGGI E’ SCIOPERO A MILANO, DOMANI I LAVORATORI INCROCERANNO LE BRACCIA A BRESCIA, IL 1° DICEMBRE IN VENETO.
CEOTTO (FISASCAT CISL): «ATTENDIAMO LA CONVOCAZIONE AL MISE. OLTRE 300 I LAVORATORI COINVOLTI DALLA RISTRUTTURAZIONE, SI INDIVIDUI UNA SOLUZIONE CONDIVISA»

Roma, 30 ottobre 2018 – Non si arresta la mobilitazione dei lavoratori di Sma Simply, la catena francese di supermercati del Gruppo Auchan presente in Italia con oltre 200 punti vendita e circa 8.700 addetti. Oggi a scioperare vs la riorganizzazione aziendale sono i dipendenti dei negozi di Milano mentre domani incroceranno le braccia i lavoratori dei punti vendita di Brescia e il 1° dicembre la mobilitazione farà tappa in Veneto. Le iniziative territoriali seguono la protesta cominciata a Teramo e a Roma dopo l’annunciata chiusura dell’Iper Simply di Piano d’Accio e la cessione dei due punti vendita di Anagnina e Mezzavia. La vertenza è ulteriormente aggravata dalla disdetta unilaterale della contrattazione integrativa decisa dalla direzione aziendale a partire dal 1° gennaio 2019.
A livello nazionale intanto i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs rimangono in attesa della convocazione del ministero dello Sviluppo Economico dopo la richiesta di attivazione del tavolo di crisi trasmessa al dicastero nelle scorse settimane.
Il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto stigmatizza «il mancato rispetto delle previsioni dell’accordo nazionale che impegnava l’azienda ad attivare preventivamente anche a livello territoriale la trattativa con i sindacati».«L’annunciata riorganizzazione del retail, il piano di chiusure e cessioni in tutto il territorio nazionale, che complessivamente coinvolgono oltre 300 addetti – ha concluso il sindacalista – merita l’avvio di un serio confronto di merito al Mise finalizzato ad individuare una soluzione condivisa tra le parti sulla salvaguardia complessiva dell’occupazione e sul mantenimento del perimetro aziendale».


COMUNICATO STAMPA

COMMERCIO E APERTURE FESTIVE. IL 1° NOVEMBRE MOBILITAZIONI IN TUTTA ITALIA, I SINDACATI INVITANO ALL’ASTENSIONE DAL LAVORO.
GUARINI (FISASCAT CISL): «IL GOVERNO TENGA CONTO DELLA NOSTRA PROPOSTA SULLE APERTURE COMMERCIALI»

Roma, 30 ottobre 2018 – Nel giorno di festa non c’è l’obbligo alla prestazione lavorativa. Lo ricordano i sindacati del commercio, turismo e servizi Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs alla vigilia della festività religiosa di Ognissanti del 1° novembre.
Diverse le iniziative di mobilitazione indette a livello locale. Nel Lazio e in Puglia i sindacati hanno proclamato una giornata di sciopero “per restituire diritti e dignità sottratti in nome di una liberalizzazione che ha determinato abusi e tanto precariato” si legge nel volantino diramato nei negozi, nei supermercati, negli iper e nei centri commerciali. In Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Calabria, Sardegna e Sicilia le tre federazioni invitano i lavoratori ad astenersi dal lavoro considerato che “la prestazione nelle giornate di festa è solo su base volontaria e ogni lavoratore può esercitare il diritto al riposo e santificare la festa senza conseguenze”.
La mobilitazione è in linea con le proposte presentate nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati dai sindacati e dalle rispettive confederazioni Cgil Cisl Uil, ricevuti in audizione dalla X Commissione Attività Produttive nell’ambito dell’esame delle proposte di Legge sulla revisione della normativa sulle liberalizzazioni.
La ricetta suggerita dai sindacati contempla il divieto di apertura domenicale e festiva in linea di principio generale con deroghe fino ad un massimo di 12 domeniche all’anno – stabilite dalle Regioni con apposito decreto dirigenziale da emanare di intesa con gli Enti Locali e sentito il parere delle associazioni imprenditoriali del commercio, dei consumatori e delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale – oltre alla chiusura nelle 12 festività nazionali, civili e religiose del 1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre.
Per il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini «si tratta di una proposta equilibrata, pienamente condivisa dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, che rimette al centro la concertazione tra parti sociali e la contrattazione tra aziende e sindacati restituendo la competenza della materia alle Regioni ed agli Enti Locali nel rispetto della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori».
«Il nostro auspicio – ha concluso il sindacalista – è che il Governo, nella ridefinizione del provvedimento normativo sugli orari di apertura dei negozi, tenga conto della mediazione da noi proposta che risponde ad una chiara e precisa esigenza dei lavoratori del settore, prevalentemente donne, che tenda dunque ad una maggiore conciliazione vita-lavoro e ad una flessibilità contrattata in cui la prestazione domenicale e festiva sia volontaria e retribuita ad hoc».


COMUNICATO STAMPA

COMMERCIO E LIBERALIZZAZIONI, I SINDACATI DI CATEGORIA CGIL CISL UIL IN AUDIZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI PRESENTANO LA PROPOSTA DI REVISIONE DEL DECRETO SALVA ITALIA.
DIVIETO DI APERTURA IN LINEA GENERALE CON POSSIBILE DEROGHE PER 12 DOMENICHE ALL’ANNO E CHIUSURA PER 12 FESTIVITA’ NAZIONALI, CIVILI E RELIGIOSE.
GUARINI (FISASCAT CISL): «NECESSARIO RISTABILIRE IL RUOLO DELLA CONCERTAZIONE E DELLA CONTRATTAZIONE TRA PARTI SOCIALI»

Roma, 24 ottobre 2018 – Divieto di apertura domenicale e festiva in linea di principio generale con possibile deroghe per un massimo di 12 domeniche all’anno – stabilite dalle Regioni con apposito decreto dirigenziale da emanare di intesa con gli Enti Locali e sentito il parere delle associazioni imprenditoriali del commercio, dei consumatori e delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale – e 12 festività nazionali, civili e religiose nelle quali non deve essere prevista la possibilità di deroga (1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre). E’ questa la proposta avanzata dalle federazioni nazionali di categoria Filcams, Fisascat e Uiltucsr, insieme alle rispettive confederazioni Cgil Cisl Uil, ricevute oggi in audizione dalla X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati sul tema degli orari di apertura degli esercizi commerciali nell’ambito dell’esame delle proposte di Legge sulla revisione della normativa sulle liberalizzazioni e sulla promozione della concorrenza e della competitività.
Le tre sigle propongono inoltre la definizione di una normativa nazionale sul meccanismo sanzionatorio, di prevedere il rispetto dell’obbligo della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio commerciale, di escludere che la riduzione del numero di aperture degli esercizi commerciali possa costituire di per sé giustificato motivo per operare licenziamenti collettivi plurimi ed individuali e di stanziare risorse finalizzate a finanziare piani aziendali di riconversione degli orari individuali di lavoro per i lavoratori dipendenti aventi le prestazioni nelle giornate domenicali come ordinarie. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs ritengono inoltre opportuno affidare alle Regioni il compito di revisione dei parametri sulla definizione dei comuni a prevalente economia turistica e dei centri storici delle città d’arte.
«L’esperienza concreta della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali ha ampiamente dimostrato che le misure varate dai Governi che negli anni si sono succeduti non hanno determinato un aumento dei consumi mentre sul piano occupazione hanno invece contribuito ad una precarizzazione dei rapporti di lavoro, scardinando la contrattazione sull’organizzazione del lavoro costruita con le aziende, peggiorando le condizioni di lavoro e minando il faticoso equilibrio nella vita privata delle lavoratrici e dei lavoratori in un comparto ad occupazione prevalentemente femminile e basato sul lavoro part time» ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto prendendo parte all’audizione con il segretario confederale Cisl Andrea Cuccello aggiungendo che «un deciso cambio di passo in tema di aperture selvagge è un obiettivo alla portata del nostro Paese».
«Riteniamo sia necessario sviluppare percorsi che consentano alle amministrazioni pubbliche e a tutte le Parti Sociali di tornare protagoniste sulla programmazione delle aperture ristabilendo il ruolo della concertazione e della contrattazione tra le parti, valorizzando il patrimonio sociale e relazionale che è la struttura portante del nostro Paese» ha aggiunto a margine della audizione il segretario generale della categoria cislina Davide Guarini. «Il confronto con gli altri Stati europei dimostra chiaramente che una regolamentazione seria e condivisa sulle aperture commerciali non necessariamente implica crisi di consumi e maggiore disoccupazione» ha aggiunto il sindacalista suggerendo «politiche di investimento e di rilancio dei consumi, facendo leva sulla fiscalità dei redditi da lavoro dipendente e delle pensioni». «In questo senso – ha concluso Guarini – il potenziamento di salari e pensioni potrebbe avere affetti positivi anche sull’economia e sulla ripresa dei consumi nel settore commerciale».

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