“Un altro importante marchio del settore moda si appresta a lasciare la nostra città”. Con queste parole Mimma Calabrò, segretario henerale della Fisascat Cisl Palermo Trapani commenta la notizia.
“Purtroppo, secondo quanto riferito dai vertici aziendali – spiega la sindacalista – negli ultimi anni, il brand, a loro dire, non ha registrato un numero di vendite tale da supportare i costi dello store palermitano. Una situazione aggravata, peraltro, dalla crisi pandemica che ha contribuito ad un ulteriore calo delle vendite. Per tali ragioni, la società è giunta alla determinazione di non rinnovare il contratto di affitto in scadenza al prossimo 31 marzo. Abbiamo chiesto all’azienda di rivedere la sua posizione,laddove la loro decisione fosse stata determinata anche per i costi o la scadenza della locazione, ​visto che i lavoratori si erano già attivati trovando soluzioni alternative, spostandosi in un altro punto vendita. In realtà ci sono altre ragioni. L’azienda, all’incontro tenutosi ieri – continua Calabrò – ha comunicato che la scelta di abbandonare Palermo è frutto di un nuovo piano industriale che vede il capoluogo siciliano tagliato fuori dalla nuova riorganizzazione aziendale. Ma la cosa che ci lascia perplessi è sapere che lo store di Palermo è tra quelli più performanti d’Italia. Lascia ancor di più l’amaro in bocca sentir dire dai vertici aziendali che i 7 lavoratori di Palermo sono tra i migliori d’Italia per competenza, professionalità, capacità di vendita e livello di istruzione visto che, peraltro, molti di loro parlano più lingue. Non possiamo permetterci di perdere queste professionalità sul mercato che sono valore aggiunto per servizi qualificati da rendere soprattutto ai turisti stranieri che ci auguriamo di vedere al più presto tra le nostre vie dello shopping. Non ci gratifica il fatto di vedere riconosciute le qualità e le doti di questi lavoratori se poi le loro professionalità devono essere spese al nord o all’estero – tuona la sindacalista -. E’ inconcepibile che l’azienda decida comunque di lasciare la piazza di Palermo, contribuendo all’impoverimento delle vie dello shopping della nostra città – conclude Calabrò – Metteremo in campo tutte le azioni a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti e delle loro famiglie che, da un giorno all’altro, si stanno ritrovando in una situazione di estrema incertenza per il loro futuro occupazionale”.


Sul sequestro del gruppo GAMAC appreso a mezzo stampa interviene Mimma Calabrò Segretario Generale FISASCAT Cisl Palermo Trapani “All’Amministratore Giudiziale a cui viene affidata la gestione della rete vendita rappresentiamo l’immediata disponibilità della FISASCAT CISL ad un incontro a tutela degli oltre 400 lavoratori impiegati nella rete vendita di Palermo e provincia. L’incontro – continua la Calabrò – è quanto mai urgente considerato che nelle scorse settimane la società, oggi in sequestro, aveva inviato comunicazione per l’avvio dell’iter per il trasferimento di ramo di azienda che avrebbe coinvolto tutte le unità produttive del gruppo. Già nel corso dell’incontro volto ad esperire l’esame congiunto, alla GAMAC avevamo contestato la procedura perchè era manchevole di informazioni necessarie per il raggiungimento di eventuali accordi. I lavoratori hanno il diritto di sapere cosa sarà del loro futuro occupazionale. Condiamo – conclude la Calabrò – di avviare con l’Amministrazione Giudiziale percorsi costruttivi nel superiore interesse delle lavoratrici e dei lavoratori e delle loro famiglie”


Consentire ai dipendenti della distribuzione alimentare di vaccinarsi sui luoghi di lavoro. È la richiesta avanzata al governo regionale dai sindacati del commercio Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil rappresentate rispettivamente dalle tre segretarie generali Monia Caiolo, Mimma Calabrò e Marianna Flauto.
Le organizzazioni dei lavoratori ricordano che “a partire dalla settimana corrente si è dato avvio al piano di vaccinazione anti Covid-19 che interesserà, oltre al personale scolastico, universitario e delle forze armate, anche i “servizi essenziali””.
Dunque è evidente che questo personale rientra tra i servizi essenziali: “Chiediamo di rendere noto con quali modalità le lavoratrici e i lavoratori del settore commercio, in particolare coloro che operano nelle attività destinate alla vendita di generi alimentari, potranno prenotare il proprio appuntamento per la somministrazione del vaccino”.
In una nota a firma di Monja Caiolo, Mimma Calabrò e Marianna Flauto, i sindacati ricordano che questi lavoratori “non hanno cessato neppure un solo giorno, durante il periodo pandemico, di continuare a svolgere servizio. Si tratta di lavoratrici e lavoratori il cui servizio troppo spesso dato, dai più, per scontato merita maggior riconoscimento e attenzione. È a tutti noto che, seppur esposti giornalmente in maniera esponenziale alla possibilità di essere contagiati e contagiare a loro volta i propri familiari, i lavoratori della grande distribuzione hanno continuato a svolgere quotidianamente, con sacrificio e abnegazione, il proprio lavoro nell’interesse di tutta la collettività anche in quei periodi in cui è stato estremamente difficile il reperimento dei dispositivi di sicurezza”. Da qui la proposta dei sindacati: “Siamo fortemente convinti che vaccinare questa platea di lavoratori possa ritornare più che mai utile all’intento comune di poter contrastare la diffusione del Covid-19 che ha travolto e sconvolto il mondo intero, rappresentano sin da subito la propria disponibilità anche alla sottoscrizione di appositi protocolli per la vaccinazione nei luoghi di lavoro”.


“Bene la scelta del Comune di Palermo di rivedere le determinazioni assunte su Grande Migliore. Non riusciamo ancora a spiegarci come il Consiglio Comunale abbia potuto esprimersi nella maniera purtroppo a tutti nota” – con queste parole Mimma Calabrò, Segretario Generale Fisascat Cisl Palermo Trapani, commenta le dichiarazioni, apprese a mezzo stampa, dell’Assessore Comunale all’urbanistica di Palermo, Giusto Catania, il quale rende noto di aver condiviso con il Sindaco la ripresa delle interlocuzioni con la Curatela Fallimentare del Grande Migliore in modo da poter acquisire gli elementi che possano chiarire i dubbi sollevati in seno all’ultimo Consiglio Comunale per poter formulare una nuova proposta deliberativa.

“Auspichiamo che l’integrazione della documentazione possa fugare qualsiasi equivoco che ha fatto sorgere dubbi tra i Consiglieri Comunali che si sono espressi, o perlopiù “non espressi”, rispetto alla delibera dell’atto aggiuntivo della vigente convenzione urbanistica del 2007 tra la Migliore Spa in bonis e il Comune di Palermo. Si passi però dalle parole ai fatti“– tuona la Calabrò – “I buoni propositi camminino di pari passo con le azioni. Nessuno può più permettersi di perdere tempo. Non vorremmo si ripetesse quanto già accaduto: troppi i mesi trascorsi tra la prima richiesta di proroga dell’atto aggiuntivo, presentata dalla Curatela nei primi di maggio 2020, poi approdata in aula, con gli esiti purtroppo noti, solo lo scorso 9 febbraio, ovvero esattamente 10 mesi dopo. Siamo certi che la Curatore Fallimentare continuerà ad operare con la stessa cura, attenzione e solerzia con cui ha lavoratori in tutti questi anni per la produzione di quanto di sua competenza e confidiamo sul fatto che, conseguentemente, il Comune calendarizzi la seduta consiliare quanto prima – conclude la sindacalista – Ciò si rende oltremodo necessario dal momento che, giorno dopo giorno, aumentano gli interessi passivi vantati dagli istituti bancari creditori riducendo in questo modo sempre più le somme derivate dalla vendita che devono soddisfare le spettanze dei lavoratori”.


“Abbiamo appreso con rammarico che il Comune di Palermo, nella seduta consiliare di oggi, ha bocciato l’atto aggiuntivo alla convenzione urbanistica a suo tempo stipulata tra il Comune di Palermo e la Migliore Spa” – con queste parole Mimma Calabrò, Segretario Generale della Fisascat Cisl Palermo Trapani, commenta la notizia appena appresa.
“Da quando il Grande Migliore ha abbassato le proprie saracinesche, non abbiamo mai smesso di rapportarci con il Curatore Fallimentare, Avv. Alberto Marino, per portare avanti tutti gli adempimenti tecnici e burocratici per far si che dalla vendita del Grande Migliore si potesse restituire ai lavoratori tutte le spettanze maturate e mai corrisposte – continua la sindacalista – Parliamo di migliaia e migliaia di euro di stipendi non corrisposti. Oltre al danno anche la beffa per i 269 ex dipendenti che, oltre ad aver perso il lavoro e non avere più alcuna copertura data dagli ammortizzatori sociali, vedono naufragare la speranza che, attraverso il cospicuo ricavato della vendita dell’immobile, potessero recuperare quanto loro dovuto in quanto frutto del loro lavoro in azienda. E’ veramente un peccato pensare che un immobile di tali dimensioni e con una posizione strategica dal punto di vista commerciale possa perdere la propria appetibilità, in quanto chi potrebbe aggiudicarselo all’asta dovrebbe ricominicare l’intero iter per la concessione urbanistica. Non vorremmo che le determinazioni assunte in seno alla seduta consiliare di oggi diventino un’amara sconfitta per i lavoratori, per le loro famiglie, per la possibilità che, a breve termine, si sarebbe potuta ingenerare occupazione – conclude Calabrò – Confidiamo sull’impegno da sempre profuso dal Curatore Fallimentare per continuare a difendere quanto oggi inaspettatamente è stato bocciato dal Consiglio Comunale”.


L’emendamento numero 1.47, presentato in Commissione Bilancio della Camera, potrebbe rimettere in pista la stabilizzazione degli Ex Pip.

“Nonostante la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la legge per la loro stabilizzazione, abbiamo continuato a lavorare incessantemente per dare le giuste risposte a questi lavoratori. Abbiamo, quindi, richiesto formalmente un incontro a tutti i deputati di estrazione siciliana eletti alla Camera e al Senato, indipendentemente dal partito politico di appartenenza, per richiedere loro un sostegno trasversale al fine di facilitare il percorso di approvazione dell’emendamento depositato in Commissione Bilancio. Forza Italia e Movimento 5 Stelle hanno già risposto alla nostra richiesta. Auspichiamo che tanti altri accolgano il nostro appello”. A dichiararlo è Mimma Calabrò, Segretario Generale della Fisascat Cisl Sicilia.
“A nostro avviso, tutti coloro che hanno una responsabilità politica, fanno parte della delegazione di qualsiasi forza politica siciliana alla Camera, devono sentire il dovere morale di contribuire alla definizione di questo ventennale precariato che ha calpestato i loro diritti a partire dalla mancanza di contribuzione previdenziale” – continua la sindacalista cislina – Siamo certi che, solo lavorando sinergicamente, a prescindere appunto dall’appartenenza partitica, si possa finalmente segnare il punto di svolta in una vertenza che vede 2565 lavoratori definiti come eterni precari, malgrado svolgano lavori necessari per la collettività, soprattutto in questo momento di pandemia. Non possiamo che permettere che restino stritolati in un ginepraio di leggi, emendamenti, circolari e false promesse che non tengono conto della loro situazione specifica – conclude Calabrò – Una condizione non a loro imputabile ma esclusiva responsabilità di chi ha amministrato negli ultimi vent’anni. Ci auguriamo che, a strettissimo giro, tanti altri parlamentari accolgano il nostro invito dal momento che non si può sprecare tempo in quanto i tempi della politica potrebbero non coincidere con i tempi tecnici per l’eventuale approvazione dell’emendamento, con il rischio di vanificare gli sforzi finora profusi”.



Apprendiamo con rammarico che l’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello sembrerebbe non abbia incluso nella campagna vaccinale anti Covid -19 tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici dei servizi di pulizia e sanificazione che espletano servizio all’interno della struttura ospedaliera.
“Abbiamo subito inviato una comunicazione scritta al Direttore Generale degli ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello – afferma Mimma Calabrò, segretario generale della Fisascat Cisl Sicilia – nella quale sottolineiamo che non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B soprattutto in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ne tanto meno si possono discriminare lavoratori che operano all’interno di una azienda ospedaliera rispetto a quelli di altre. Le lavoratrici e i lavoratori che svolgono servizio in appalto all’interno delle strutture ospedaliere entrano in contatto diretto con i pazienti affetti da COVID-19 così come il personale sanitario- tuona la sindacalista – ragion per cui nessuno può essere escluso. La campagna di vaccinazione avviata sul territorio palermitano prevede già che questi lavoratori siano compresi, non riusciamo a spiegarci perché all’interno dell’Ospedale Villa Sofia-Cervello non debba essere altrettanto . Per le stesse ragioni, avendo apprezzato quanto l’ASP di Palermo ha già fatto sul territorio, abbiamo profuso il nostro impegno al fine di dare omogeneità sul territorio regionale ed evitare provvedimenti differenti all’interno delle varie ASP della Sicilia. Abbiamo quindi chiesto un intervento all’Assessore Regionale alla Salute, affinché la campagna di vaccinazione anti Covid-19 sia uniforme per tutti i lavoratori e le lavoratrici che operano all’interno delle strutture ospedaliere di tutta la regione, inclusi anche gli addetti alla pulizia e sanificazione onde evitare provvedimenti discriminatori di qualsiasi genere.”


“Esprimiamo grande apprezzamento per l’avvio della campagna di vaccinazione anti Covid 19 che ha incluso, nelle strutture ospedaliere dell’ASP di Palermo, anche le lavoratrici e i lavoratori dei servizi di pulizia e sanificazione che espletano servizio in ambito sanitario”. Con queste parole Mimma Calabro’ Segretario Generale della Fisascat Cisl Palermo Trapani commenta la notizia. “Ha prevalso il buon senso – continua la sindacalista – La campagna di vaccinazione non inclusiva anche del personale in appalto che espleta servizio all’interno delle strutture ospedaliere sarebbe stata monca. L’emergenza pandemica sia da monito per tutti coloro che continuano a pensare che ci sono lavoratori di serie a e di serie b. Si superino definitivamente – apostrofa la Calabrò – le differenze di trattamento. Nessuno dimentichi l’importante lavoro svolto dalle nostre lavoratrici e dai lavoratori dei settori in appalto che, quotidianamente, svolgono servizi necessari all’interno anche delle strutture ospedaliere. Pulizia e sanificazione degli ambienti e fornitura dei pasti sono solo alcune delle loro mansioni. Ci auguriamo, dunque – conclude la Calabrò – che a un comparto che in Sicilia conta migliaia di lavoratori venga riconosciuta la giusta importanza. Gli invisibili siano, finalmente, visibili anche in termini di diritti e tutele troppo spesso negati”.


COMUNICATO STAMPA

Commercio: Sicilia, sindacati chiedono alla Regione chiusura di tutta giornata la domenica e i festivi e anticipo di chiusura serale negli altri giorni

Palermo, 10 nov- I sindacati siciliani di categoria chiedono al governo della Regione di disporre, con apposita ordinanza, la chiusura degli esercizi commerciali per l’intera giornata di domenica e nei festivi. Inoltre, di anticipare l’orario di chiusura negli altri giorni. A sostegno di questa richiesta Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs regionali hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori del commercio. La richiesta dei sindacati è in controtendenza rispetto al provvedimento del presidente della Regione del 7 novembre di ritiro una precedente ordinanza che disponeva la chiusura domenicale e nei festivi alle ore 14. “Si è trattato di un atto grave- scrivono Monia Cajolo, Mimma Calabrò e Marianna Flauto nella nota inviata al governo regionale e al presidente dell’Anci Sicilia- incomprensibile. Il superamento dell’ordinanza del 24 ottobre avrebbe avuto senso- rilevano- solo con un’ordinanza più restrittiva, per una maggiore tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e di tutta la collettività, per scongiurare un eventuale ingresso in zona rossa e uscire prima possibile da quella arancione . Cajolo, Calabrò e Flauto rilevato che “ le misure richieste dai sindacati sarebbero anche utili ad allentare i carichi di lavoro e lo stress accumulato dai lavoratori della distribuzione organizzata che durante il lockdown hanno garantito un servizio essenziale, esponendosi al rischio di contagio. L’anticipazione dell’orario di chiusura – aggiungono- sarebbe anche una misura di sicurezza contro eventuali aggressioni, considerando che nel pomeriggio le città si svuotano e il commercio è un settore a prevalente presenza femminile”.I sindacati chiedono dunque un incontro per affrontare anche i temi del ristoro economico ai lavoratori e ai settori colpiti dalla crisi e degli investimenti per la ripresa”.

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