“Urge un piano di intervento organico per il turismo” – con questa proposta Mimma Calabrò, Segretario Generale della Fisascat Cisl Palermo Trapani, soprattutto alla luce del confronto di dati con quelli relativi allo stesso periodo dello scorso anno, dai quali emerge chiaramente quanto il nostro territorio stia tornando al centro degli interessi del turismo. Ne è la prova l’aumento del 16% dei passeggeri atterrati all’aeroporto Falcone Borsellino. A questo si aggiungono anche i dati forniti dalle associazioni di categoria che evidenziano un sensibile aumento degli ospiti.

“Occorre innescare un percorso virtuoso che possa concretamente consolidare e ulteriormente sviluppare il settore – afferma Mimma Calabrò- Il nostro territorio ha tutte le potenzialità per far diventare il turismo volano dell’economia, anche grazie alla peculiarità storica e culturale della nostra terra che attira turisti da tutto il mondo”.

“A supporto dei dati, si registra altresì un rinnovato interesse anche nei confronti delle nostre strutture alberghiere più rappresentative come il Grand Hotel delle Palme, l’Hotel Excelsior e Villa Igiea di Palermo – aggiunge la Calabrò – Tutte strutture che sono entrate a far parte di tre gruppi di investitori i quali, come prima intenzione, hanno manifestato la volontà di rilanciare e adeguare le strutture rispettandone il valore storico ma rendendole al contempo pronte a rispondere alle richieste di un nuovo “turismo d’élite”. Progetto di positivo investimento anche per altre strutture del territorio, non per ultimo NH Hotel di Palermo con il quale abbiamo siglato un importante accordo sindacale che prevede importanti interventi di destagionalizzazione da avviare subito dopo la ristrutturazione. L’auspicio è che siffatto accordo possa fare da apripista per estendere il modello anche ad altre catene alberghiere. Puntiamo da tempo sulla destagionalizzazione poichè si traduce in continuità lavorativa dei diretti operatori del settore e dell’indotto che, pertanto, non dovranno più ricorrere alla continua e svilente procedura della Naspi che genera pesanti ricadute economiche sui lavoratori e sulle loro famiglie”.

“Ognuno faccia la propria parte” – continua la sindacalista – “Si avvii concertazione che coinvolga tutti gli attori istituzionali, sociali e datoriali affinché la destagionalizzazione non resti più solo un proclama. Per il nostro territorio, non secondo a nessuno per il patrimonio storico-culturale ed enogastronomico, dobbiamo pensare a un “turismo delle stagioni” per attrarre turisti 365 giorni l’anno. Non è più accettabile, ad esempio, che la nostra Cefalù, conosciuta in tutto il mondo per le sue bellezze, non sia fruibile nei mesi invernali. Passi avanti sono stati fatti, dalla riapertura del Club Med al rilancio del Museo Mandralisca, ma tanto ancora c’è da fare”.

“Ci faremo parte attiva nel territorio termitano e madonita – afferma Pino Sarrica, coordinatore di zona per la Fisascat Cisl Palermo Trapani- affinché un territorio purtroppo a oggi decimato dalla crisi possa passare il guado, anche attraverso politiche che mirino alla destagionalizzazione”.

“Chiederemo un incontro ai sindaci dei comprensori – conclude la Calabrò -per mettere in campo strategie che mirino allo sviluppo e all’occupazione”.


In data odierna è stata inviata alle OO.SS. la comunicazione di apertura delle procedure di licenziamento per i 28 dipendenti della società ZYZ srl, collegata al Fondo Algebris il quale ha acquisito la proprietà del Grand Hotel et Des Palmes di Palermo.
La suddetta comunicazione, così come motivata nella nota inviata dalla società, nasce dall’esigenza di avviare la riqualificazione dell’immobile che, per la sua importanza storica rappresenta un patrimonio architettonico della nostra città.

Già durante le fasi di passaggio dell’azienda da Acqua Marcia Turismo a ZYZ srl, la nuova società aveva espresso l’intenzione di apportare modifiche all’immobile per renderlo interamente fruibile, dato che circa il 50% di questo negli ultimi anni è rimasto inutilizzato in quanto non agibile.

“L’azienda specifica che la chiusura dovrebbe durare per un periodo non inferiore a 24 mesi” – afferma Mimma Calabrò Segretario Generale della Fisascat Cisl Sicilia – Abbiamo già inviato la richiesta di esame congiunto nell’interesse di garantire i 28 lavoratori a tempo indeterminato che vi operano insieme alla restante parte di lavoratori a chiamata”.

“Investimenti mirati a riportare, in una città come Palermo, un albergo a cinque stelle di lusso che possa, anche con formule innovative, generare stabilità ed ancor più nuova occupazione – continua la Calabrò – non possono che favorire processi che vanno verso un turismo destagionalizzato, grazie anche al contesto territoriale che può vantare attrattive storiche, culturali ed enogastronomiche uniche”.

“Auspichiamo pertanto una soluzione che tuteli i lavoratori ed il reddito delle loro famiglie – conclude il Segretario Generale della Fisascat Sicilia- ricordando che si tratta di professionalità la cui grandissima esperienza può soltanto favorire tutte le azioni di miglioramento dell’attività e per i quali chiederemo la garanzia occupazionale alla successiva riapertura”.


La Inpa spa, società che opera su gran parte del territorio nazionale con attività di accertamento e riscossione di tributi di compentenza degli Enti Locali, ha comunicato la chiusura degli uffici di Palermo, sede operativa dalla quale vengono coordinate le attività delle province siciliane.

L’Azienda dà avvio al nuovo anno con l’intimazione di una procedura di mobilità per gli 11 dipendenti storici della sede di Palermo, lavoratori altamente professionalizzati che, già negli anni passati, a causa della crisi del settore, hanno subito una riduzione oraria al fine di mantenere il proprio posto di lavoro”.

“Una decisione unilaterale dell’Azienda che ha confermato le nostre preoccupazioni manifestate durante l’incontro che abbiamo richiesto presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro”- dichiara Mimma Calabrò, Segretario Generale della Fisascat Cisl Sicilia.

“Già da mesi avevamo richiesto all’Azienda l’organigramma e la documentazione necessaria per sederci attorno a un tavolo per avere un quadro chiaro della situazione e intraprendere un percorso atto a risolvere le criticità già presenti” – continua la Sindacalista.

“Adesso si attende l’incontro per l’esperimento dell’esame congiunto – conclude la Calabrò – Non ci fermiamo. Metteremo in campo tutte le azioni a tutela dei lavoratori coinvolti”.


La Roberto Abate SpA, azienda del settore della grande distribuzione con punti vendita a marchio ARD – A&O e FAMILA, comunica alle Organizzazioni Sindacali che sono in corso trattative per l’affitto del ramo di azienda, finalizzato alla vendita, con F.lli Arena a socio unico.Questo è quanto si legge dalla comunicazione a firma congiunta delle due società con le quali, dunque, si da avvio alla procedura ex art. 47 L. 428/90.

“A poco più di un mese dalla prima procedura con cui si è ceduta parte della rete vendita alla Medial Franchising Srl con il consequenziale passaggio di 180 lavoratori, oggi si apprende che la Roberto Abate intende definire un altro accordo per l’affitto di altra parte del compendio aziendale con il trasferimento dei 331 lavoratori impiegati” – con queste parole Mimma Calabrò Segretario Generale FISASCAT Cisl Sicilia commenta la comunicazione ricevuta dalle società.

“Accogliamo favorevolmente soluzioni che possano garantire continuità occupazionale e reddituale ai lavoratori ancor più se, anche in questo specifico caso, trattasi di imprenditoria siciliana che vuole radicare sempre più la presenza nel territorio. Ma lascia l’amaro in bocca pensare che, di contro, si sta destrutturando una società che contava centinaia di dipendenti. Al momento non resta che attendere la convocazione dell’incontro per esperire l’esame congiunto per entrare nel merito delle modalità con cui il passaggio si perfezionerà”.


LAVORATORI ALBO UNICO: Al via con la firma dei contratti di assunzione per la reimmissione in servizio a tempo indeterminato in SAS.

“Finalmente, per i 135 lavoratori delle società partecipate regionali liquidate o in liquidazione inseriti nel c.d. albo unico, si conclude positivamente un percorso lungo ed estenuante durato anni. Questi i numeri che raccontano l’odissea subita dai cosiddetti albisti:  produzione di 7 leggi regionali di supporto. 2 piani di riordino di società partecipate e recepimento dei dettami nazionali. Decine di atti parlamentari e  risoluzioni approvate dall’assemblea regionale e dalle commissioni di merito con proposte anche della nostra Organizzazione. 8 anni di storia ed evoluzione giudica della nostra regione divenuto calvario per i lavoratori”.

Con queste parole Mimma Calabrò Segretario Generale FISASCAT Cisl Sicilia esprime, a caldo, tutta la soddisfazione per l’epilogo positivo di una vertenza complicata iniziata, per l’appunto, nel 2012 a seguito della riforma delle partecipate voluta dal Governo Monti e attuata a livello regionale dal Governo Lombardo prima e definita poi dal governo Crocetta.

Da CIEM a LAVORO SICILIA, da QUARIT a TERME DI SCIACCA, passando dal CERISDI a SICILIA PATRIMONIO IMMOBILARE fino a SVILUPPO ITALIA, per effetto della riforma, oltre 150 i lavoratori che in Sicilia hanno perso il posto di lavoro.

“Nessuno, comunque, avrebbe potuto immaginare un così lungo e tortuoso percorso. Anni di attesa – continua la Calabrò – per quello che, di fatto, era un diritto sancito dalle normative emanate dal Governo nazionale e regionale che prevedeva il trasferimento diretto e la mobilità in altre società partecipate regionali per salvaguardare i livelli occupazionali. In sostanza, nel paradosso di questa anomalia interpretativa del precedente governo regionale, oggi si sana quello che riteniamo essere un torto subito dai lavoratori che sono ricondotti, finalmente, alla legittimità delle posizioni amministrative e lavorative”.

Da oggi, dunque, con la sottoscrizione dei contratti di assunzione in SAS i lavoratori dell’albo unico possono tirare un sospiro di sollievo.

Per la Sindacalista “Tanto è stato fatto, ma tanto ancora vi sarà da fare. Se per molti potrà sembrare un punto di arrivo, per noi è solo quello di partenza. Un iter ancora da perfezionarsi. Ma oggi – conclude la Calabrò –  lasciamo spazio all’entusiasmo scaturente dal fatto che, finalmente dopo tanti anni,  135 persone riconquistano la dignità lavorativa che, inspiegabilmente, gli è stata per troppo tempo negata. Un plauso alla buona politica, alle istituzioni e alla SAS per essere riusciti a superare il circolo vizioso dello scarica barile e dei rimpalli di responsabilità. Infine, ma non per ultimo, non vadano dimenticati tutti quei i lavoratori che, in questi tormentati anni, hanno sempre creduto e combattuto per il riconoscimento dei loro diritti violati”.


COMUNICATO STAMPA: DISTRIBUZIONE MODERNA ORGANIZZATA, SIGLATO IL PRIMO CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO

DISTRIBUZIONE MODERNA ORGANIZZATA, SIGLATO IL PRIMO CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO PER I 300MILA ADDETTI. RIALLINEATO IL TRATTAMENTO ECONOMICO E NORMATIVO ALLE PREVISIONI DEL SETTORE COMMERCIALE, SI’ AD UN SISTEMA BILATERALE AD HOC A MISURA DI IMPRESA E AL PROTOCOLLO PER LA GESTIONE DELLE GRAVI CRISI AZIENDALI. GUARINI (FISASCAT CISL): «DA OGGI LE LAVORATRICI ED I LAVORATORI DELLA DMO SONO MENO SOLI, FORTI DI UN CONTRATTO NAZIONALE DI RIFERIMENTO»

Roma, 19 dicembre 2018 – Superata la diaspora contrattuale nel settore distributivo. Dopo 5 anni di carenza i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno siglato con l’associazione imprenditoriale di settore Federdistribuzione il primo contratto collettivo nazionale di lavoro applicato ai i circa 300mila lavoratrici e lavoratori della distribuzione moderna organizzata, dipendenti delle imprese del commercio moderno – alimentari e non alimentari – che operano sul mercato attraverso le formule della grande distribuzione, della distribuzione organizzata/associata, catene di negozi, franchising, ingrosso, cash & carry e shopping on line e che sviluppano la propria attività nei centri commerciali ed attraverso format e canali di ogni dimensione e tipo – ipermercati, superstore, negozi di vicinato, grandi magazzini e superfici specializzate e non – in tutte le categorie merceologiche in gestione diretta, franchising, e-commerce o altre formule distributive.
Il trattamento economico previsto dal nuovo contratto della distribuzione moderna organizzata, in vigore dal 1° gennaio 2019 fino a tutto il 31 dicembre 2019, contempla nuovi minimi contrattuali dal 2019 – che recepiscono gli incrementi salariali erogati da Federdistribuzione pari a 61€ al IV livello – oltre ad un aumento salariale pari a 24€ al IV livello, da riparametrare per gli altri, con decorrenza dal mese di dicembre del 2018 corrisposti nel mese di gennaio del prossimo anno. Ai lavoratori saranno anche corrisposte due erogazioni straordinarie una tantum pari a 500 euro nel mese di febbraio 2019 e a 389 nel mese di marzo 2020, a copertura del periodo di carenza contrattuale dal 2015/2018.
Per dare pieno riconoscimento alla specificità della distribuzione moderna organizzata le parti hanno condiviso soluzioni negoziali maggiormente aderenti alle necessità del settore in tema di classificazione del personale e mansioni, flessibilità oraria, gestione di gravi crisi aziendali e rispetto alla definizione di un sistema di bilateralità ad hoc anche con riferimento all’assistenza sanitaria integrativa di natura obbligatoria nonché alla formazione professionale rivolta ai quadri aziendali.
Continueranno a trovare applicazione i capisaldi che hanno da sempre regolato i rapporti di lavoro nel commercio al dettaglio; il testo del contratto richiama come parte integrante gli istituti, gli articoli e le clausole del contratto collettivo nazionale di lavoro del terziario, distribuzione e servizi del 18 luglio 2008, così come integrati e modificati dal contratto in vigore al 31 dicembre 2013, riferiti al sistema di relazioni sindacali, contrattazione, diritti sindacali, tutela della salute e della dignità della persona, composizione delle controversie e disciplina del rapporto di lavoro.
Soddisfazione in casa Fisascat Cisl. «Il contratto collettivo nazionale di lavoro della grande distribuzione organizzata ha un significato che travalica il senso di un rinnovo contrattuale» ha dichiarato il segretario nazionale della categoria Mirco Ceotto. «La condivisione tra le parti – ha aggiunto – ha riguardato aspetti connessi anche alla flessibilità oraria ed alla gestione delle crisi aziendali restituendo centralità al confronto sindacale». «Da questo tratto – ha concluso – emerge chiara la vocazione di un contratto che, pur dando una risposta dignitosa in termini salariali, si pone come strumento di governo delle politiche settoriali».
Per il segretario generale della categoria cislina Davide Guarini «con l’accordo per il primo contratto della distribuzione moderna organizzata raggiunto con Federdistribuzione i sindacati hanno scritto la parola fine alla diaspora contrattuale che vedeva sospesi in un limbo circa 300mila di addetti». «Con il voto unanime dell’Esecutivo Fisascat Cisl giunge al termine il percorso durato cinque anni e che ha avuto quale esito la sottoscrizione del primo contratto nazionale della distribuzione moderna organizzata» ha aggiunto il sindacalista sottolineando che «la Fisascat Cisl nel corso dell’ultima trattativa ha sempre focalizzato l’attenzione per evitare che vi fossero macroscopiche disomogeneità in termini normativi ed economici fra i vari contratti nazionali applicati in ambito distributivo». «Con questo accordo – ha evidenziato Guarini – si completa la complicata stagione dei rinnovi contrattuali nel settore del terziario, distribuzione e servizi, si riallinea il trattamento economico alle previsioni del settore commerciale e si dà ai tanti addetti provati da crisi aziendali e da prestazioni di lavoro rese anche in giornate sensibili come le domeniche un punto di riferimento certo e inviolabile anche rispetto ad un sistema di bilateralità a misura di misura di imprese e di lavoratori e alla gestione delle gravi crisi aziendali. Da oggi le lavoratrici ed i lavoratori della grande distribuzione sono meno soli forti anche di un contratto nazionale di riferimento». «Ora – ha concluso il sindacalista – sarà necessario riprendere il confronto con le associazioni imprenditoriali della distribuzione cooperativa affinchè si proceda alla sottoscrizione del rinnovo del contratto nazionale che le lavoratrici ed i lavoratori del settore aspettano da troppo tempo».

I PUNTI SALIENTI DEL PRIMO CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO DELLA DISTRIBUZIONE MODERNA ORGANIZZATA

Sfera di applicazione

Il primo contratto nazionale di lavoro della Distribuzione Moderna Organizzata sarà applicato ai dipendenti delle imprese del commercio moderno alimentari e non alimentari che operano sul mercato attraverso le formule della grande distribuzione, della distribuzione organizzata/associata, catene di negozi, franchising, ingrosso, cash & carry e shopping on line che sviluppano la propria attività nei centri commerciali ed attraverso negozi di ogni dimensione – ipermercati, superstore, negozi di vicinato, grandi magazzini e superfici specializzate e non – in tutte le categorie merceologiche in gestione diretta, franchising, e-commerce o altre formule distributive.

Classificazione del Personale

A cominciare dall’aggiornamento dei sistemi di classificazione del personale entro il 1° giugno 2019 sarà istituita una apposita commissione tecnica con l’obiettivo di aggiornare i sistemi di classificazione del personale con l’inserimento di figure professionali coerente con gli ambiti di applicazione, anche riferiti alle figure del mercato e-commerce.

Mansioni del Lavoratore

Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente scolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione.
Nel caso di assegnazione a mansioni superiori, il lavoratore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta e l’assegnazione diviene definitiva, ove la non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro in servizio, dopo un periodo continuativo di:
· 3 mesi nel caso di svolgimento di mansioni di 6° e 5° livello
· 4 mesi nel caso di svolgimento di mansioni di 4° e 3° livello
· 5 mesi nel caso di svolgimento di mansioni di 2° livello
· 6 mesi nel caso di svolgimento di mansioni di 1° livello

Trattamento economico

Il trattamento economico previsto dal nuovo contratto della distribuzione moderna organizzata contempla nuovi minimi contrattuali dal 2019 – che recepiscono gli anticipi erogati da Federdistribuzione pari a 61€ al IV livello – oltre ad un aumento salariale pari a 24€ al IV livello, da riparametrare per gli altri, con decorrenza dal mese di dicembre del 2018 corrisposti nel mese di gennaio del prossimo anno.
Dal mese di gennaio 2019 i minimi contrattuali del settore DMO saranno pertanto i seguenti:
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Nella definizione dei minimi contrattuali si è tenuto conto anche degli anticipi sui futuri aumenti contrattuali (cosiddetti AFAC), parametrati al IV livello, erogati in costanza di applicazione della Disciplina 2013 alle seguenti scadenze:
· € 15 – maggio 2016
· € 30 – luglio 2017
· € 16 – gennaio 2018
Fermo restando l’obbligo della regolare erogazione dei suddetti importi alle rispettive scadenze ad opera delle aziende associate a Federdistribuzione, i suddetti AFAC cesseranno di essere riconosciuti dal mese di gennaio 2019 con l’entrata in vigore dei nuovi minimi contrattuali.
Ai lavoratori saranno anche corrisposti due erogazioni straordinarie una tantum pari a 500 euro nel mese di febbraio 2019 – a copertura del periodo 2015/2018 – e a 389 nel mese di marzo 2020.
L’intesa prevede l’erogazione di un trattamento economico di garanzia erogato nel mese di novembre 2019 ai lavoratori dipendenti da imprese fino a 10 dipendenti e a partire da 11 dipendenti rispettivamente pari a 95€ e 105€ al IV livello.
L’intesa stabilisce un protocollo aggiuntivo per gli operatori di vendita di I e II categoria; il trattamento economico prevede un aumento salariale omnicomprensivo pari rispettivamente a 80,24€ e 67,36€ oltre ad un elemento economico di garanzia pari rispettivamente a 76€ e 63€ per gli operatori di vendita di aziende fino a 10 dipendenti e pari rispettivamente a 85€ e 71€ per gli operatori di vendita di aziende a partire da 11 dipendenti.

Trattamento normativo

Continueranno a trovare applicazione i capisaldi che hanno da sempre regolato i rapporti di lavoro nel commercio al dettaglio; il testo contrattuale richiama come parte integrante gli istituti, gli articoli e le clausole del contratto collettivo nazionale di lavoro del terziario, distribuzione e servizi del 18 luglio 2008, così come integrati e modificati dal contratto in vigore al 31 dicembre 2013, riferiti al sistema di relazioni sindacali, contrattazione, diritti sindacali, tutela della salute e della dignità della persona, composizione delle controversie e disciplina del rapporto di lavoro. L’intesa ritrascrive i capitoli riferiti a orario di lavoro – con forme di articolazione dell’orario settimanale rispettivamente di 40 ore, 39 ore e 38 ore – mansioni del lavoratore, trasferimenti, congedi e permessi per handicap, trattamento economico di malattia, mensilità supplementari, elemento economico di garanzia.

Protocollo per la gestione di gravi crisi aziendali

In specifiche situazioni di crisi aziendali, è volontà delle Parti individuare percorsi di responsabilità sociale che, rafforzando e qualificando il sistema di relazioni sindacali, agevolino e rendano effettivo il confronto al secondo livello di contrattazione, coerentemente con il complessivo sistema di deleghe contrattualmente definite, ai fini della identificazione di strumenti di gestione della crisi.
A fronte di gravi e prolungate crisi aziendali che abbiano causato un risultato di EBIT (Earnings Before Interests and Taxes) negativo per almeno due bilanci di esercizio consecutivi, l’Azienda potrà convocare le Organizzazioni Sindacali territoriali o nazionali firmatarie del presente CCNL e provvederà a darne informativa alle RSA/RSU interessate, ove presenti, al fine di raggiungere intese con effetti derogatori e/o sospensivi con riferimento agli istituti del Contratto Collettivo Nazionale che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro ed i relativi costi.
Il confronto avrà durata di 30 giorni e si concluderà con un verbale di accordo o di mancato accordo.

Flessibilità oraria

Fatto salvo il confronto demandato al secondo livello di contrattazione per fare fronte alle variazioni di intensità lavorativa in particolari periodi dell’anno l’azienda potrà superare l’orario settimanale fino al limite di 44 ore settimanali per un massimo di 16 settimane. A fronte della prestazione di ore aggiuntive l’azienda riconoscerà ai lavoratori interessati, nel corso dell’anno e in periodi di minore intensità lavorativa, una pari entità di ore di riduzione. Al termine del programma di flessibilità le ore di lavoro prestate e non recuperate saranno liquidate con la maggiorazione del 30% prevista per le ore di straordinario.
A livello aziendale o territoriale potranno essere realizzate intese per il superamento dell’orario contrattuale da 45 ore fino a 48 ore settimanali per un massimo di 16 settimane, fino a 44 ore settimanali per un massimo di 24 settimane, fino a 48 ore settimanali per un massimo di 24 settimane. L’azienda riconoscerà in ogni caso ai lavoratori interessati nel corso dell’anno una pari entità di riduzione dell’orario di lavoro; il 50% delle ore da recuperare sarà articolato nel programma di flessibilità, il restante 50% delle ore verrà contabilizzato nella banca delle ore ed utilizzo dal lavoratore con riposi compensativi.

Lavoro Domenicale

Nell’ambito della contrattazione di secondo livello, territoriale ed aziendale, al fine di migliorare il livello di competitività, produttività ed efficienza organizzativa delle aziende del settore le aziende potranno essere concordate modalità di attuazione del riposo settimanale che, tenuto conto della disponibilità espressa dai lavoratori, individui modalità idonee a garantire una equa distribuzione dei carichi di lavoro e delle presenze.
In tale ambito, territoriale ed aziendale, le parti dovranno disporre del calendario delle aperture previsto dalle disposizioni normative in materia per l’anno di riferimento fermo restando l’applicazione delle maggiorazioni e dei trattamenti economici previsti dalla contrattazione integrativa territoriale o aziendale sul lavoro domenicale.
Le aziende hanno facoltà di organizzare lo svolgimento della prestazione domenicale nella misura complessiva della somma delle domeniche di apertura previste dalla normativa del 1998 (da 13 a 14) e del 30% delle ulteriori aperture domenicali previste a livello territoriale, per un totale che può variare da 24 a 25 domeniche all’anno di apertura.
Non saranno tenuti ad assicurare le prestazioni di cui al presente comma i lavoratori rientranti nei casi sotto elencati le madri, o i padri affidatari, di bambini di età fino a 3 anni; i lavoratori che assistono portatori di handicap conviventi o persone non autosufficienti titolari di assegno di accompagnamento conviventi; i portatori di handicap di cui all’art. 3, comma 3 della Legge n. 104/1992. Ai lavoratori che non beneficiano di trattamenti economici o di maggiorazioni di miglior favore previsti dalla contrattazione integrativa o comunque acquisiti, verrà riconosciuta la sola maggiorazione del 30% sulla quota oraria della normale retribuzione per ciascuna ora di lavoro prestata di domenica. Fermi restando le maggiorazioni e i trattamenti economici di miglior favore già concordati nell’ambito della contrattazione integrativa territoriale o aziendale, ai lavoratori – anche con orario di lavoro a tempo parziale – che abbiano il riposo settimanale fissato in un giorno diverso dalla domenica, sarà riconosciuta la sola maggiorazione omnicomprensiva e non cumulabile del 30% a partire dal 1° gennaio 2010, per ciascuna ora di lavoro effettivamente prestata di domenica.

Bilateralità

Le parti si impegnano ad istituire un sistema di bilateralità ad hoc entro novanta giorni dalla sottoscrizione dell’intesa ed entro il 31 dicembre 2019 a costituire un Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa operativo dal 2020, di natura obbligatoria con le coperture sanitarie attualmente garantire dalla cassa di assistenza sanitaria Sanimpresa – rivolto a impiegati/operai e quadri con differenti formule di finanziamento a carico dell’azienda e del lavoratore.
Le parti ritengono inoltre che gli esistenti enti di previdenza complementare e di formazione continua rappresentino un idoneo riferimento per le aziende della Distribuzione Moderna Organizzata: i sindacati si impegnano a favorire la partecipazione di Federdistribuzione ai fondi Fon.Te. e Forte nonché la partecipazione della medesima agli organi statutari. Una apposita commissione paritetica si occuperà di approfondire gli specifici fabbisogni del settore.
Le parti riconoscono l’importanza della formazione continua dei quadri aziendali e valuteranno le modalità attraverso cui potrà essere realizzata sulla base del principio di adesione volontaria.

Mercato del Lavoro

Sul mercato del lavoro le parti stabiliscono che le assunzioni annue dei lavoratori a tempo determinato e con contratti di somministrazione non potranno superare il 28% dell’organico a tempo indeterminato in forza nell’esercizio precedente.
Al fine di favorire l’inserimento o la ricollocazione di soggetti svantaggiati potranno inoltre essere stipulati contratti a tempo determinato di sostegno all’occupazione per una durata di 12 mesi con soggetti che non hanno un impego retribuito da almeno sei mesi o che negli ultimi sei mesi hanno svolto attività lavorativa in orma autonoma o parasubordinata.
L’intesa disciplina il rapporto a tempo parziale della durata non inferiore a 532 ore annue, 64 su base mensile, e contempla la possibilità di realizzare contratti di lavoro a tempo parziale per la giornata di sabato e domenica rivolti a studenti o lavoratori occupati a tempo parziale presso altro datore di lavoro nonché ai giovani fino ai 25 anni di età compiuti.
Le Parti confermano inoltre che il numero massimo di apprendisti che il datore di lavoro può assumere, purché occupi almeno 10 lavoratori, non può superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro. Tale rapporto non può superare il 100 per cento per i datori di lavoro che occupano un numero di lavoratori inferiore a 10 unità. É in ogni caso esclusa la possibilità di utilizzare apprendisti con contratto di somministrazione a tempo determinato. Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiore a 3, può assumere apprendisti in numero non superiore a 3.

Strumenti Paritetici Nazionali

Le parti si impegnano a costituire entro il 31 marzo 2019 la Commissione Nazionale per l’evoluzione a livello Europeo in materia sociale, la Commissione Paritetica permanente per le Pari Opportunità e la Commissione Paritetica Nazionale.

Stesura Testo Contrattuale

Le parti convengono sull’opportunità di costituire entro il 1° febbraio 2019 una Commissione Paritetica composta da tre membri nominati da Federdistribuzione e tre membri nominati dalle organizzazioni sindacali, allo scopo di addivenire alla redazione complessiva del testo contrattuale entro la data del 30 giugno 2019.


“Era ora!” – con queste parole Mimma Calabrò Segretario Generale Fisascat Cisl Sicilia – commenta la pubblicazione sul sito della Servizi Ausiliari Sicilia del bando che consentirà ai lavoratori delle società partecipate regionali liquidate o in liquidazione inseriti nel c.d. albo unico la reimmissione in servizio.

“Stremati ma soddisfatti per avere raggiunto l’obiettivo dell’assunzione a tempo indeterminato dei 130 lavoratori che, da 4 anni, attendevano la reimmissione in servizio – continua la sindacalista – un assunzione che, nei fatti, sin dal primo momento gli spettava di diritto poiché sancita dalle norme emanate dal governo regionale che, per inspiegabili rimpalli di responsabilità e susseguirsi di pareri per i quali venivano richiesti ulteriori pareri, li ha risucchiati dentro un vortice dal quale con fatica ne sono usciti.
Quest’anno finalmente un Natale sereno e da festeggiare ma che, comunque, non potrà far dimenticare l’amarezza provata 4 anni fa quando, al 24 dicembre, ai lavoratori delle prime partecipate dimesse sotto l’albero hanno fatto trovare le lettere di licenziamento”.

Da CIEM a LAVORO SICILIA, da QUARIT a TERME DI SCIACCA, passando dal CERISDI a SICILIA PATRIMONIO IMMOBILARE fino a SVILUPPO ITALIA, la riforma delle partecipate voluta dal governo Monti ha fatto contare decine e decine di licenziamenti, lasciando nello sconforto i lavoratori.

“La reimmissione in servizio dei lavoratori portatori di importanti e riconosciute professionalità è anche opportunità per il contributo che daranno nei servizi che andranno a svolgere.
Tanto è stato fatto, ma il percorso per noi è ancora da perfezionare – conclude la Calabrò – non si dimentichino quei lavoratori di SPI non ancora inseriti nell’albo”.


Trapani, chiude Grande Migliore: a rischio i 31 lavoratori della Papino S.p.A.

La Papino S.p.A. ha comunicato che entro il 31 dicembre p.v. chiuderà il centro Grande Migliore sul lungomare Dante Alighieri di Trapani a seguito della risoluzione del rapporto contrattuale di affitto di reparto aziendale intercorso con la Gieco S r l, ad oggi fallimento Gieco srl.

“Quello che verrà sarà un triste Natale per i 31 lavoratori e le loro famiglie”, con queste parole Mimma Calabrò Segretario Generale Fisascat Cisl Palermo Trapani commenta a caldo la notizia della chiusura del Grande Migliore di Trapani – “Comprensibile lo sconforto dei lavoratori che vedono vanificarsi lunghi mesi di trattativa nel corso dei quali hanno sperato che le difficoltà rappresentate dalla società potessero essere comunque superate. E invece all’orizzonte intravedono solo la perdita del posto di lavoro”.

La Papino SpA, infatti, sta inviando ai lavoratori le lettere per comunicare che, a seguito della risoluzione del rapporto contrattuale di affitto di reparto aziendale con la Gieco S r l, rientreranno in forza alla società in fallimento e il licenziamento, dunque, sembra essere inevitabile.

“Quanto sta accadendo sembra essere un deja – vu risalente ai tempi in cui, il 19 marzo 2012, chiudeva i battenti il Grande Migliore di Palermo e Trapani. Ma non ci arrendiamo – conclude la Calabrò – chiederemo un urgente incontro al Curatore fallimentare della Gieco e alla Papino SpA per entrare nel merito della discussione e trovare ogni possibile soluzione a tutela dei posti di lavoro”.


La Roberto Abate SpA, azienda del settore della grande distribuzione con punti vendita a marchio ARD – A&O e FAMILA, comunica alle Organizzazioni Sindacali che sono in corso trattative per la cessione del ramo di azienda con MEDIAL Franchising Srl. E la comunicazione giunge in una nota a firma congiunta delle due società con le quali, conseguentemente, si da avvio alla procedura ex art. 47 L. 42/91 per la cessione del ramo aziendale.

“Una procedura inaspettata” con queste parole Mimma Calabrò Segretario Generale FISASCAT Cisl Sicilia commenta la comunicazione ricevuta dalle società. “Il 27 settembre scorso – continua la Sindacalista – è stato sottoscritto con la Roberto Abate l’accordo per l’applicazione del contratto di solidarietà per 689 lavoratori in modo che potessero scongiurarsi drastiche conseguenze per i dichiarati 175 esuberi. Nel corso della trattiva non è mai stata prospettata la possibilità di voler procedere con la cessione del ramo aziendale né che fossero in campo delle trattative”.

È di tutta probabilità che la preoccupazione espressa dalla FISASCAT siciliana solo un paio di mesi fa non era peregrina se, oggi, ci troviamo di fronte uno scenario completamente diverso che non poca confusione sta ingenerando tra i lavoratori.

“L’auspicio– per la Calabrò – è che col trasferimento di ramo di azienda i lavoratori che transiteranno alle dipendenze della MEDIAL Franchising Srl possano finalmente tirare un sospiro di sollievo e lasciarsi alle spalle mesi di preoccupazioni dovute da una situazione di certo non facile. Che ben venga l’imprenditoria siciliana che vuole continuare, seppur tra tantissime difficoltà legate alle note situazioni congiunturali, a mettersi in gioco, ancor più se con tali scelte garantisce la continuità occupazionale di centinaia di lavoratori”.

“Attendiamo – conclude la Calabrò – l’incontro per lo svolgimento dell’esame congiunto nel corso del quale chiederemo garanzie non solo per i lavoratori che transiteranno alla MEDIAL Franchising Srl ma anche per coloro che resteranno alle dipendenze della Roberto Abate SpA. Ricordiamo, infatti, che il contratto di solidarietà difensivo è stato sottoscritto a seguito del fatto che era stato dichiarato un esubero pari a 175 unità. Se, da quanto si legge, saranno 180 i lavoratori oggetto di trasferimento di ramo, probabilmente andranno riviste modalità di applicazione del contratto di solidarietà poiché, a questo punto, potrebbe essersi azzerato l’esubero”.

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