“Con l’ufficializzazione della vendita a Conad del 100% di Auchan Spa, si rivoluziona il panorama della grande distribuzione organizzata su tutto il territorio nazionale” – con queste parole Mimma Calabrò, Segretario Generale della Fisascat Cisl Sicilia, commenta a caldo la notizia del perfezionamento della vendita del perimetro della rete a marchio Auchan e Simply Sma.

Saranno dunque coinvolti nella cessione 46 ipermercati e 230 supermercati dislocati per l’intero territorio italiano, ad eccezione dei 33 supermercati siciliani a marchio Simply Sma per i quali sembrerebbe già avviato un percorso per il rilevamento da parte di un gruppo imprenditoriale locale.

“In Sicilia, dunque, la situazione non sembra essere altrettanto chiara e definita – continua la Calabrò – Si attendono, infatti, conferme sul gruppo che rileverà il perimetro regionale dei supermercati a marchio Simply Sma per poter avviare confronti costruttivi a tutela delle centinaia di lavoratori coinvolti nella possibile cessione. Se da un lato,infatti, è certo che gli Iper a marchio Auchan passeranno a Conad e che i Super a marchio Sma sembrano essere oggetto di interesse di imprenditori locali, resta da sciogliere il nodo sugli Iper a marchio Sma che vivono in ipotetico limbo”.

“Necessita dunque chiarezza sull’intero piano industriale che avrà refluenze su centinaia di lavoratori e delle loro famiglie – conclude la sidacalista – E’ necessario attivare subito un confronto con i vertici aziendali perché ai lavoratori siciliani va data la giusta chiarezza e le dovute garanzie a tutela del lavoro e dei loro diritti”.


Concluso in data odierna l’incontro per l’esperimento dell’esame congiunto ai sensi dell’art.47 della procedura di cessione di 21 rami di azienda avviata dalla Roberto Abate SpA in Liquidazione.

“Con la sottoscrizione dell’accordo, i 225 lavoratori della Roberto Abate, dislocati nell’intero territorio siciliano, transiteranno alla MD SpA per effetto dell’art.2112 c.c, mantenendo in questo modo tutti i diritti sin’ora acquisiti” – commenta Mimma Calabrò, Segretario Generale Fisascat CISL Sicilia.

“In un momento così delicato per la Distribuzione Moderna Organizzata in Sicilia, non si può che accogliere favorevolmente l’intenzione di grandi aziende di investire sulla nostra regione, radicando sempre più la loro presenza – continua la Calabrò  – “Troppo spesso, infatti, negli ultimi anni, i lavoratori subiscono le scelte dei colossi multinazionali che, invece, scelgono di abbondare il territorio lasciandolo nello sconforto e in preda alle incertezze”.

“Resta, tuttavia, ancora aperta la partita dei 100 lavoratori rimasti fuori dal perimetro acquisito da MD e dunque ancora in capo alla Roberto Abate SpA e per i quali continueremo a monitatorare la situazione. Intanto, la MD SpA si è già impegnata, con la sottoscrizione di apposito verbale di accordo, ad assumere altre 15 unità del bacino nei prossimi mesi per implementare l’organizzazione dei punti vendita acquisiti con l’auspicio – conclude la sindacalista – che un piano industriale espansivo possa portare a reinserirne tanti altri”.


  • Sma SpA, azienda leader nel settore della Distribuzione Moderna Organizzata, ha comunicato alle Organizzazioni Sindacali l’apertura della procedura di riduzione del personale dichiarado un esubero di 264 unità su 976 dipendenti impiegati presso i 33 punti vendita del territorio siciliano e la sede amministrativa di Misterbianco.
  • Da quanto si evince dalla comunicazione aziendale, negli ultimi anni, il settore della Distribuzione Moderna Organizzata è stato caratterizzato da una situazione di forte crisi che si è ripercossa pesantemente sui risultati economici di Sma, generando un esubero strutturale dell’organico.
  • “L’elevatissima adesione allo sciopero dei lavoratori della rete vendita siciliana SMA – dichiara Mimma Calabrò, Segretario Generale della Fisascat Cisl Sicilia – è il segnale tangibile di quanto forte sia la preoccupazione per le paventate voci della cessione del perimentro aziendale regionale e per l’avvio della procedura di licenziamento collettivo. Saracinesche abbassate in tutti i punti vendita di Palermo e provincia per una adesione allo sciopero pari al 100% e percentuali altrettanto elevate nel resto della Sicilia”.
  • “E’ un momento molto delicato che tiene con il fiato sospeso centinaia di lavoratori – continua la sindacalista – Abbiamo richiesto un incontro all’Azienda per fare chiarezza sulla questione e ci incontreremo già giorno 2 maggio prossimo. Nel corso dell’incontro manifesteremo tutta la nostra contrarietà ai licenziamenti. Occorre trovare soluzioni alternative così come occorre chiarezza sulle strategie aziendali che non fanno presagire nulla di buono. Una cosa è certa – conclude la Calabrò –  Se non riceveremo le dovute rassicurazioni a tutela del personale, attiveremo ogni azione sindacale a tutela dei lavoratori e dei loro diritti”.
  • Sma SpA, azienda leader nel settore della Distribuzione Moderna Organizzata, ha comunicato alle Organizzazioni Sindacali l’apertura della procedura di riduzione del personale dichiarado un esubero di 264 unità su 976 dipendenti impiegati presso i 33 punti vendita del territorio siciliano e la sede amministrativa di Misterbianco.
  • Da quanto si evince dalla comunicazione aziendale, negli ultimi anni, il settore della Distribuzione Moderna Organizzata è stato caratterizzato da una situazione di forte crisi che si è ripercossa pesantemente sui risultati economici di Sma, generando un esubero strutturale dell’organico.
  • “L’elevatissima adesione allo sciopero dei lavoratori della rete vendita siciliana SMA – dichiara Mimma Calabrò, Segretario Generale della Fisascat Cisl Sicilia – è il segnale tangibile di quanto forte sia la preoccupazione per le paventate voci della cessione del perimentro aziendale regionale e per l’avvio della procedura di licenziamento collettivo. Saracinesche abbassate in tutti i punti vendita di Palermo e provincia per una adesione allo sciopero pari al 100% e percentuali altrettanto elevate nel resto della Sicilia”.
  • “E’ un momento molto delicato che tiene con il fiato sospeso centinaia di lavoratori – continua la sindacalista – Abbiamo richiesto un incontro all’Azienda per fare chiarezza sulla questione e ci incontreremo già giorno 2 maggio prossimo. Nel corso dell’incontro manifesteremo tutta la nostra contrarietà ai licenziamenti. Occorre trovare soluzioni alternative così come occorre chiarezza sulle strategie aziendali che non fanno presagire nulla di buono. Una cosa è certa – conclude la Calabrò –  Se non riceveremo le dovute rassicurazioni a tutela del personale, attiveremo ogni azione sindacale a tutela dei lavoratori e dei loro diritti”.

Nella nota inviata al Presidente della S.A.S. da quasi tutte le OO.SS., dicono i sindacalisti Alfredo Piede della CISL FP, Mimma Calabrò della Fisascat CISL, Franco Campagna della CGIL FP e Michele D’Amico del Cobas Codir, si evincono le motivazioni che hanno portato a tale scelta, dichiarando sin da ora che laddove non dovesse pervenire una urgente convocazione gli stessi si vedranno costretti a proclamare lo sciopero generale di tutti i lavoratori della S.A.S.

Le stesse OO.SS. hanno stigmatizzato il comportamento del vertice societario, assente ancora una volta alla riunione sindacale convocata dallo stesso Presidente avv. Giuseppe Di Stefano; fattispecie quest’ultima, continuano i sindacalisti, che oltre a sfiorare il comportamento antisindacale, rischia di compromettere il pagamento del salario accessorio dovuto al personale per l’anno 2018 e impedisce di trattare tematiche che risultano essere necessarie per vita stessa della Società, per gli importanti servizi resi alla collettività e non per ultimo la tenuta occupazionale degli oltre duemila lavoratori e del futuro delle loro famiglie.
CGIL FP, CISL FP, COBAS CODIR e FISASCAT CISL, hanno più volte chiesto formalmente un tavolo negoziale, al fine di trattare il nuovo assetto organizzativo societario che deve trovare necessariamente riscontro nella redazione del nuovo Piano Industriale, nonchè le criticità connesse alle attività del personale catalogatore, fino ad arrivare – continuano i sindacalisti – all’annosa questione legata alla trasformazione del rapporto di lavoro del personale part-time storico in full-time, ovvero al completamento dell’attuale orario di lavoro settimanale a full-time (36 ore), così come previsto dalla stessa Società nel Piano industriale 2017-2019 e dall’art. 29 della Finanziaria dello 08 maggio 2018, solo per citarne alcune.

Tali atteggiamenti inaccettabili, concludono i sindacalisti, oltre ad essere lesivi dei diritti dei lavoratori, nonché limitativi delle prerogative sindacali, rischia di innescare ulteriori contenziosi con la stessa Società che incomprensibilmente, come è noto per altre vicende, si ostina a non volere definire le questioni al tavolo negoziale.


COMUNICATO STAMPA

SANTA PASQUA E FESTIVITA’ DEL 25 APRILE, 1° MAGGIO E 2 GIUGNO, I SINDACATI INVITANO ALL’ASTENSIONE DALLA PRESTAZIONE LAVORATIVA. 

GUARINI (FISASCAT CISL): «NON C’E’ OBBLIGO CONTRATTUALE, MATERIA DELLE APERTURE COMMERCIALI SIA DEMANDATA A CONCERTAZIONE TRA PARTI SOCIALI E A CONTRATTAZIONE AZIENDA SINDACATI»

  • Roma, 17 aprile 2019 – Lavorare nel giorno di festa non è un obbligo. Lo ricorda  la Fisascat Cisl alla vigilia della Santa Pasqua e delle festività del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno. La categoria cislina ribadisce che non c’è l’obbligatorietà alla prestazione festiva e che nessuna riduzione o trattenuta, secondo quanto previsto dalla contrattazione nazionale di settore, sarà operata sulla retribuzione ai lavoratori come conseguenza della mancata prestazione.
  • Numerose le iniziative a livello locale indette unitariamente dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. I sindacati invitano i lavoratori all’astensione in Lombardia, Veneto, Piemonte, Alto Adige, Liguria e Marche mentre in Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia, Sardegna e Sicilia le tre sigle regionali hanno indetto una giornata di sciopero per la domenica di Pasqua e nelle festività di Pasquetta, 25 aprile e 1° maggio. 
  • In attesa dell’evoluzione legislativa annunciata nei mesi scorsi da esponenti del Governo sulla revisione della normativa sulle liberalizzazioni e sulla promozione della concorrenza e della competitività, la Fisascat Cisl rilancia la proposta unitaria presentata alla Camera dei Deputati in occasione della audizione concessa sul tema degli orari di apertura degli esercizi commerciali. Fulcro della proposta, fermo restando il divieto di apertura domenicale e festiva in linea di principio generale, la possibilità di prevedere deroghe per un massimo di 12 domeniche all’anno, stabilite dalle Regioni con apposito decreto dirigenziale da emanare di intesa con gli Enti Locali e sentito il parere delle associazioni imprenditoriali del commercio, dei consumatori e delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.~ Le tre sigle chiedono invece la chiusura nel corso delle 12 festività nazionali, civili e religiose del 1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8, 25 e 26 dicembre durante le quali non deve essere inoltre prevista la possibilità di deroga.
  • «Ad oggi, nonostante i proclami di alcuni esponenti del Governo la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio al dettaglio e della grande distribuzione organizzata non è cambiata» ha dichiarato il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini. «L’esperienza concreta della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali – ha sottolineato – ha ampiamente dimostrato che le misure varate dai Governi che negli anni si sono succeduti non solo non hanno determinato un aumento dei consumi ma hanno invece contribuito sul piano occupazionale ad una maggiore precarizzazione dei rapporti di lavoro, scardinando la contrattazione sull’organizzazione del lavoro costruita con le aziende, peggiorando le condizioni di lavoro e minando il faticoso equilibrio nella vita privata delle lavoratrici e dei lavoratori in un comparto ad occupazione prevalentemente femminile». 
  • Il sindacalista ha posto l’accento sulla «necessità di attribuire un ruolo centrale alla concertazione tra Parti Sociali, Regioni e Comuni, perché la disciplina degli orari è strettamente legata alle esigenze del territorio e dovrebbe trovare il suo equilibrio all’interno di un più generale e armonico piano degli orari nella programmazione delle aperture» come anche «sul ruolo della contrattazione di settore stipulata dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, in grado di definire una flessibilità contrattata e retribuita ad hoc». «D’altra parte non esiste il diritto all’acquisto – ha concluso il sindacalista – ed anche le lavoratrici ed i lavoratori del commercio, della distribuzione e dei servizi hanno diritto al riposo e a passare le festività con i propri cari».
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