“Apprendiamo che Rap starebbe pensando al distacco di personale da Reset per coprire i suoi vuoti di organico. La cosa ci turba ed è per questo che diciamo da subito il nostro secco no all’operazione” afferma Mimma Calabrò Segretario Generale della Fisascat Cisl Palermo Trapani.

“Da tempo tutti i lavoratori Reset, con grandi sacrifici, lavorano ad orario ridotto e senza il dovuto riconoscimento di livelli e istituti contrattuali. Se da un lato non si riesce a far rispettare gli accordi sindacali, dall’altro si pensa ai distacchi che provocherebbero il solo risultato di fare distinzioni fra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B” continuano Mimma Calabrò e Antonello Collosi, coordinatore aziendale Reset della Fisascat.

“Piuttosto che guardare al distacco, che produrrebbe solo guasti, si inizi a ragionare su una mobilità orizzontale fra tutte le partecipate” – continua la Calabrò – “Con il giochetto del distacco gli operai di Reset andrebbero a svolgere analoghe mansioni ma guadagnerebbero meno, dal momento che verrebbe loro applicato un contratto diverso. È così che si affrontano le cose, guardando ai lavoratori e alle aziende come territorio di colonizzazione?”

“Si tratta di un modello contro cui ci batteremo con tutte le nostre forze. I lavoratori sono tutti uguali – conclude il Segretario – “Chiediamo un incontro al sindaco per fare chiarezza senza ulteriori perdite di tempo”.


E’ stato ratificata oggi dall’assemblea dei lavoratori l’ipotesi di accordo tra le organizzazioni sindacali Fisascat Cisl, Filcams Cgil, Uiltucs ed Hotel Nh di Palermo che prevede di affrontare il tema di ripristino del tempo indeterminato ai lavoratori, dopo la ristrutturazione prevista per il prossimo anno.

“Nel 2016, a seguito dei forti cali dei flussi turistici, fu trovata un’intesa che prevedeva la stagionalità delle attività”- ricorda Mimma Calabrò Segretario Generale della Fisascat Cisl Sicilia “e per due anni i lavoratori hanno portato avanti, con grandi sacrifici, le attività che venivano sospese a rotazione da Novembre a Febbraio”.

“In questi due anni abbiamo costantemente monitorato l’andamento dei flussi turistici riscontrando sensibili miglioramenti – continua il Segretario -arrivando alla data di oggi in cui l’NH hotel annuncia la ristrutturazione espansiva delle camere che verrà attuata gradualmente fino a metà 2019 e nel contempo, in accoglimento di quanto richiesto dalla organizzazioni sindacali, si impegna per il prossimo anno a riorganizzare il lavoro nell’ottica della trasformazione a tempo indeterminato dei dipendenti, concretizzando in questo modo politiche di destagionalizzazione, da noi sempre richieste. Nel frattempo in questi 4 mesi la rotazione dei dipendenti garantirà le attività e la programmazione farà si che i lavoratori abbiano un periodo di fermo attività non superiore a 45 giorni”.

“L’accordo è stato discusso con responsabilità durante l’assemblea dai lavoratori che hanno compreso il momento ma, ancora una volta, hanno investito sul futuro.- conclude Mimma Calabrò – Questo accordo potrebbe davvero rappresentare un’inversione di tendenza per l’industria turistica palermitana che può contare su una realtà storico culturale fruibile in tutte le stagioni”


“E’ una situazione inaccettabile”. Con queste parole Mimma Calabrò Segretario Generale della FISASCAT Sicilia stigmatizza la procedura di licenziamento avviata dalla KSM SpA e inviata pochi minuti fa alle Organizzazioni Sindacali.
L’istituto di vigilanza dichiara un esubero di personale in Sicilia pari a 134 unità, di cui 53 a Palermo, 15 a Messina, 14 a Trapani, 33 a Caltanissetta, 19 ad Agrigento.

“A poco più di un anno dalla precedente procedura di licenziamento del personale avviata dalla KSM che è costata il posto di lavoro ad oltre 200 Guardie Giurate siciliane, l’azienda ci dica chiaramente cosa intende fare. Non vorremmo che questo sia il preludio di un ancora più nefasto futuro. Come si possono assicurare servizi se il personale è ridotto all’osso?”

Forte, dunque, la preoccupazione della Sindacalista che ancora, aggiunge “Necessitano soluzioni strutturali e non tampone, solo così si potrà scongiurare il continuo susseguirsi di procedure su procedure che si traducono in licenziamenti su licenziamenti. I lavoratori e le loro famiglie sono stanchi di vivere col fiato sospeso. Attendiamo, dunque, l’esame congiunto per entrare nel merito della trattativa, sempre accanto ai lavoratori”.


COMUNICATO STAMPA

SMA SIMPLY, PROSEGUE LA MOBILITAZIONE VS LA RIORGANIZZAZIONE AZIENDALE. OGGI E’ SCIOPERO A MILANO, DOMANI I LAVORATORI INCROCERANNO LE BRACCIA A BRESCIA, IL 1° DICEMBRE IN VENETO.
CEOTTO (FISASCAT CISL): «ATTENDIAMO LA CONVOCAZIONE AL MISE. OLTRE 300 I LAVORATORI COINVOLTI DALLA RISTRUTTURAZIONE, SI INDIVIDUI UNA SOLUZIONE CONDIVISA»

Roma, 30 ottobre 2018 – Non si arresta la mobilitazione dei lavoratori di Sma Simply, la catena francese di supermercati del Gruppo Auchan presente in Italia con oltre 200 punti vendita e circa 8.700 addetti. Oggi a scioperare vs la riorganizzazione aziendale sono i dipendenti dei negozi di Milano mentre domani incroceranno le braccia i lavoratori dei punti vendita di Brescia e il 1° dicembre la mobilitazione farà tappa in Veneto. Le iniziative territoriali seguono la protesta cominciata a Teramo e a Roma dopo l’annunciata chiusura dell’Iper Simply di Piano d’Accio e la cessione dei due punti vendita di Anagnina e Mezzavia. La vertenza è ulteriormente aggravata dalla disdetta unilaterale della contrattazione integrativa decisa dalla direzione aziendale a partire dal 1° gennaio 2019.
A livello nazionale intanto i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs rimangono in attesa della convocazione del ministero dello Sviluppo Economico dopo la richiesta di attivazione del tavolo di crisi trasmessa al dicastero nelle scorse settimane.
Il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto stigmatizza «il mancato rispetto delle previsioni dell’accordo nazionale che impegnava l’azienda ad attivare preventivamente anche a livello territoriale la trattativa con i sindacati».«L’annunciata riorganizzazione del retail, il piano di chiusure e cessioni in tutto il territorio nazionale, che complessivamente coinvolgono oltre 300 addetti – ha concluso il sindacalista – merita l’avvio di un serio confronto di merito al Mise finalizzato ad individuare una soluzione condivisa tra le parti sulla salvaguardia complessiva dell’occupazione e sul mantenimento del perimetro aziendale».


COMUNICATO STAMPA

COMMERCIO E APERTURE FESTIVE. IL 1° NOVEMBRE MOBILITAZIONI IN TUTTA ITALIA, I SINDACATI INVITANO ALL’ASTENSIONE DAL LAVORO.
GUARINI (FISASCAT CISL): «IL GOVERNO TENGA CONTO DELLA NOSTRA PROPOSTA SULLE APERTURE COMMERCIALI»

Roma, 30 ottobre 2018 – Nel giorno di festa non c’è l’obbligo alla prestazione lavorativa. Lo ricordano i sindacati del commercio, turismo e servizi Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs alla vigilia della festività religiosa di Ognissanti del 1° novembre.
Diverse le iniziative di mobilitazione indette a livello locale. Nel Lazio e in Puglia i sindacati hanno proclamato una giornata di sciopero “per restituire diritti e dignità sottratti in nome di una liberalizzazione che ha determinato abusi e tanto precariato” si legge nel volantino diramato nei negozi, nei supermercati, negli iper e nei centri commerciali. In Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Calabria, Sardegna e Sicilia le tre federazioni invitano i lavoratori ad astenersi dal lavoro considerato che “la prestazione nelle giornate di festa è solo su base volontaria e ogni lavoratore può esercitare il diritto al riposo e santificare la festa senza conseguenze”.
La mobilitazione è in linea con le proposte presentate nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati dai sindacati e dalle rispettive confederazioni Cgil Cisl Uil, ricevuti in audizione dalla X Commissione Attività Produttive nell’ambito dell’esame delle proposte di Legge sulla revisione della normativa sulle liberalizzazioni.
La ricetta suggerita dai sindacati contempla il divieto di apertura domenicale e festiva in linea di principio generale con deroghe fino ad un massimo di 12 domeniche all’anno – stabilite dalle Regioni con apposito decreto dirigenziale da emanare di intesa con gli Enti Locali e sentito il parere delle associazioni imprenditoriali del commercio, dei consumatori e delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale – oltre alla chiusura nelle 12 festività nazionali, civili e religiose del 1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre.
Per il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini «si tratta di una proposta equilibrata, pienamente condivisa dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, che rimette al centro la concertazione tra parti sociali e la contrattazione tra aziende e sindacati restituendo la competenza della materia alle Regioni ed agli Enti Locali nel rispetto della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori».
«Il nostro auspicio – ha concluso il sindacalista – è che il Governo, nella ridefinizione del provvedimento normativo sugli orari di apertura dei negozi, tenga conto della mediazione da noi proposta che risponde ad una chiara e precisa esigenza dei lavoratori del settore, prevalentemente donne, che tenda dunque ad una maggiore conciliazione vita-lavoro e ad una flessibilità contrattata in cui la prestazione domenicale e festiva sia volontaria e retribuita ad hoc».


COMUNICATO STAMPA

COMMERCIO E LIBERALIZZAZIONI, I SINDACATI DI CATEGORIA CGIL CISL UIL IN AUDIZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI PRESENTANO LA PROPOSTA DI REVISIONE DEL DECRETO SALVA ITALIA.
DIVIETO DI APERTURA IN LINEA GENERALE CON POSSIBILE DEROGHE PER 12 DOMENICHE ALL’ANNO E CHIUSURA PER 12 FESTIVITA’ NAZIONALI, CIVILI E RELIGIOSE.
GUARINI (FISASCAT CISL): «NECESSARIO RISTABILIRE IL RUOLO DELLA CONCERTAZIONE E DELLA CONTRATTAZIONE TRA PARTI SOCIALI»

Roma, 24 ottobre 2018 – Divieto di apertura domenicale e festiva in linea di principio generale con possibile deroghe per un massimo di 12 domeniche all’anno – stabilite dalle Regioni con apposito decreto dirigenziale da emanare di intesa con gli Enti Locali e sentito il parere delle associazioni imprenditoriali del commercio, dei consumatori e delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale – e 12 festività nazionali, civili e religiose nelle quali non deve essere prevista la possibilità di deroga (1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre). E’ questa la proposta avanzata dalle federazioni nazionali di categoria Filcams, Fisascat e Uiltucsr, insieme alle rispettive confederazioni Cgil Cisl Uil, ricevute oggi in audizione dalla X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati sul tema degli orari di apertura degli esercizi commerciali nell’ambito dell’esame delle proposte di Legge sulla revisione della normativa sulle liberalizzazioni e sulla promozione della concorrenza e della competitività.
Le tre sigle propongono inoltre la definizione di una normativa nazionale sul meccanismo sanzionatorio, di prevedere il rispetto dell’obbligo della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio commerciale, di escludere che la riduzione del numero di aperture degli esercizi commerciali possa costituire di per sé giustificato motivo per operare licenziamenti collettivi plurimi ed individuali e di stanziare risorse finalizzate a finanziare piani aziendali di riconversione degli orari individuali di lavoro per i lavoratori dipendenti aventi le prestazioni nelle giornate domenicali come ordinarie. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs ritengono inoltre opportuno affidare alle Regioni il compito di revisione dei parametri sulla definizione dei comuni a prevalente economia turistica e dei centri storici delle città d’arte.
«L’esperienza concreta della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali ha ampiamente dimostrato che le misure varate dai Governi che negli anni si sono succeduti non hanno determinato un aumento dei consumi mentre sul piano occupazione hanno invece contribuito ad una precarizzazione dei rapporti di lavoro, scardinando la contrattazione sull’organizzazione del lavoro costruita con le aziende, peggiorando le condizioni di lavoro e minando il faticoso equilibrio nella vita privata delle lavoratrici e dei lavoratori in un comparto ad occupazione prevalentemente femminile e basato sul lavoro part time» ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto prendendo parte all’audizione con il segretario confederale Cisl Andrea Cuccello aggiungendo che «un deciso cambio di passo in tema di aperture selvagge è un obiettivo alla portata del nostro Paese».
«Riteniamo sia necessario sviluppare percorsi che consentano alle amministrazioni pubbliche e a tutte le Parti Sociali di tornare protagoniste sulla programmazione delle aperture ristabilendo il ruolo della concertazione e della contrattazione tra le parti, valorizzando il patrimonio sociale e relazionale che è la struttura portante del nostro Paese» ha aggiunto a margine della audizione il segretario generale della categoria cislina Davide Guarini. «Il confronto con gli altri Stati europei dimostra chiaramente che una regolamentazione seria e condivisa sulle aperture commerciali non necessariamente implica crisi di consumi e maggiore disoccupazione» ha aggiunto il sindacalista suggerendo «politiche di investimento e di rilancio dei consumi, facendo leva sulla fiscalità dei redditi da lavoro dipendente e delle pensioni». «In questo senso – ha concluso Guarini – il potenziamento di salari e pensioni potrebbe avere affetti positivi anche sull’economia e sulla ripresa dei consumi nel settore commerciale».


Cari amici,

Vi informiamo che la Fisascat nazionale ha stipulato una polizza con UnipolSai, già attiva dal 2 ottobre 2018, che tutela le figure professionali di infermieri, fisioterapisti, Operatori sanitari, che svolgono attività in qualità di dipendenti nella sanità privata, società cooperative o associazioni.

La polizza si è resa necessaria a seguito della Legge Gelli-Bianco che obbliga chi esercita la professione sanitaria in strutture pubbliche e private a proteggersi da eventuali responsabilità civili professionali per colpa grave.

L’iscrizione alla Fisascat darà diritto in automatico alla adesione alla polizza.

 

Clicca qui per scaricare la polizza


Ancora una volta Mimma Calabrò, Segretario Generale della Fisascat Cisl Sicilia, accende i riflettori sulla vicenda degli Ex Pip.
“Nei giorni scorsi, abbiamo reiterato la richiesta di audizione in Commissione Bilancio per ricevere informazioni sullo stato della vertenza dal momento che, purtroppo, sembra che la vicenda si trovi all’ennesima impasse- afferma la Sindacalista. Alla fine del mese di settembre, durante l’ultima audizione presso la Commissione Bilancio, le parti istituzionali si erano assunte l’onere di portare avantile interlocuzioni e gli adempimenti con Resais che avrebbero permesso di conoscere a quali condizioni contrattuali i lavoratori sarebbero transitati da gennaio 2019. “
“Inoltre, abbiamo appreso favorevolmente che, d’ora in avanti, dovrebbe essere la Regione Siciliana ad occuparsi del pagamento diretto del sussidio. Da anni, infatti, sostenevamo come l’internalizzazione del servizio potesse servire a snellire l’intero processo dei pagamenti accorciandone i tempi per l’erogazione e risparmiando sulla gestione delle risorse” – afferma la Calabrò – “Tuttavia, siamo comunque fortemente preoccupati per le confusive voci sul tema. E’ lecito, infatti, chiedersi se sia avvenuto il corretto e completo trasferimento di dati e competenze dall’Inps e alla Regione Siciliana al fine di permettere che emolumenti, assegni familiari e detrazioni continuino ad essere applicati, come avvenuto fin’ora. Se da un lato riceviamo rassicurazioni da parte dell’Assessorato su questi aspetti, dall’altro ci chiediamo se l’Inps abbia comunicato tutti quei dati necessari che, fino a poche settimana, facevano parte della loro banca dati, dato che ai lavoratori viene richiesto di fornire tutte quelle informazioni indispensabili per l’erogazione di quanto loro spettante”.
“Non dimentichiamoci – conclude la sindacalista – che il 31 dicembre è ormai alle porte e che, fra l’altro, i ben noti 60 giorni di tempo concessi ai lavoratori per operare la fatidica “opzione di scelta” sono probabilmente già scaduti. Non possiamo affrontare la vicenda in maniera caotica e compulsiva, anzi, è necessario che lo si faccia in maniera più che ragionata. Ne va del destino di circa 2600 persone e delle loro famiglie che, da oltre 18 anni, attendono la tanto agognata stabilizzazione che possa dar loro quella dignità lavorativa da sempre ricercata ma mai raggiunta”.

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