Comunicato stampa. Consorzio Sintesi: a rischio rinnovo commessa Wind Tre. Fisascat Sicilia “In bilico oltre 250 dipendenti del call center palermitano che rappresentano lo spaccato lavorativo più fragile della società”

“Abbiamo appreso che Wind Tre possa non rinnovare, alla prossima scadenza, la commessa al Consorzio Sintesi”. Queste le parole di Mimma Calabrò, Segretario Generale Fisascat Cisl Sicilia, che inoltre dichiara: “Se ciò fosse vero, nefaste sarebbero le ricadute sugli oltre 250 dipendenti che rappresentano uno degli spaccati più fragili del tessuto lavorativo del territorio palermitano”.

Il Consorzio Sintesi, call center che gestisce in esclusiva la commessa Wind Tre in modalità back office a Palermo, oltre che a Napoli e a Roma, nasce nel 2001 con scopo sociale, annoverando al suo interno l’85% dei lavoratori diversamente abili il cui 30% è affetto da patologie gravi.

“Abbiamo richiesto al Centro per l’Impiego di Palermo di convocare un urgente incontro, alla presenza del Consorzio Sintesi e della Wind Tre – continua la sindacalista – per fare luce su quella che si paventa possa essere una drammatica situazione. Abbiamo appreso peraltro che nella medesima sede istituzionale sia stato sottoscritto in passato un accordo proprio tra Wind Tre e il Consorzio per regolamentare le assunzioni di categorie protette. Questo potrebbe essere – sottolinea la Calabrò – il nodo di svolta della delicata vicenda. In ogni modo, laddove non dovesse rinnovare la commessa, Wind Tre – tuona la Calabrò – si deve assumere la responsabilità, anche sociale, dei lavoratori che non possono perdere il proprio posto di lavoro per mero fine economico. Wind Tre, infatti, affida la stragrande maggioranza del volume di traffico all’esterno ad outsourcer nazionali e internazionali. E’ più che mai necessario trovare soluzioni che tutelino e salvaguardino tutti i livelli occupazionali. Un colosso delle telecomunicazioni come Wind Tre che ha sempre portato come fiore all’occhiello il suo impegno alla responsabilità sociale – conclude la Calabrò – non può lasciare a casa i lavoratori che rappresentano uno spaccato così fragile della nostra società e sono, in virtù di una convenzione, indirettamente quota parte delle percentuale delle proprie categorie protette, che per obbligo di legge devono essere inserite in quota parte in un organico aziendale”

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